De Coubertin e il sogno dell’homo Olympicus

Di Esposito Francesco
16 Agosto 2000
Nell’attesa di celebrare i prossimi Giochi di Sydney, Tempi propone un breve ritratto del padre delle Olimpiadi Moderne, l’aristocratico barone francese Pierre Frédry de Coubertin, che vagheggiava una razza umana perfezionata dallo Spirito Atletico. Un bel mito da età dell’oro e la faccia di bronzo dell’uomo reale

La fine dei leggendari giochi Panellenici (e per molti storici anche del mondo antico) va imputata ad un atto di legge dell’imperatore di Bisanzio, il cristiano Teodosio, che nel 393 d. C. – dopo essere stato costretto più volte a scusarsi per le intemperanze di quella parte dei suoi sudditi rimasti sotto il dominio dei non sempre “gentili” costumi pagani (che di tanto in tanto non disdegnavano qualche carneficina di odiati cristiani) – su caldo invito dell’autorevole vescovo di Milano Ambrogio, sopprime l’usanza delle antiche “Olimpiadi”. E ci voleva un nobile sognatore come il barone francese Pierre Frédy de Coubertin per far conoscere, circa 1500 anni dopo, una nuova vita agli antichi giochi e per farli entrare di diritto tra i nuovi miti della modernità.

La nobile utopia di un “cristianesimo muscolare”
Nato a Parigi da una nobile famiglia originaria della Normandia, dopo il rifiuto di seguire la volontà del padre, che lo avrebbe voluto ufficiale nell’esercito, de Coubertin si dedica al servizio delle sue idee filantropiche e democratiche di riforma sociale. Ancora fortemente persuaso – tardo tributo all’ottimistica fiducia ottocentesca nelle “magnifiche sorti e progressive” – nella capacità dell’uomo di conquistare la felicità attraverso lo sviluppo delle sue “capacità mentali e fisiche”, egli intende infatti eliminare la miseria dei poveri e migliorarne le precarie condizioni di vita attraverso una riforma dell’istruzione dove gioca un ruolo fondamentale l’attività ginnica, secondo la sua concezione (mutuata in parte dalla civiltà greca) del valore non solo fisico, ma anche educativo e morale dello sport.

“Il progresso dell’Inghilterra coincide con la riforma dell’istruzione del 1840. In questa riforma gli esercizi ginnici occupano la base fondamentale come strumento di condotta etica. Si tratta della rinascita, che risponde ai bisogni del momento attuale, di una delle caratteristiche più degne di nota della civiltà greca: il contributo dei muscoli nel lavoro dell’educazione morale” (P. de Coubertin, Educazione in Inghilterra).

Qualcuno ha parlato per questo di un “cristianesimo muscolare” del barone. Illuminante la sua ode allo Sport, pubblicata anonima, in cui dopo aver predicato Bellezza, Giustizia e Onore dell’attività fisica, arriva ad affermare: “O Sport, Tu sei la Fecondità! Tu apri i sentieri nobili e diritti verso una razza migliore… O Sport, Tu sei il Progresso” (cit. in P. de Coubertin, L’idea Olimpica, discorsi e saggi”, 1967).

Un magnifico e progressivo Spirito Olimpico Ma lo sport può essere anche eccezionale strumento di dialogo e fattore di democratizzazione tra le nazioni. Grazie alle competizioni sportive “una sana democrazia, un saggio e pacifico internazionalismo penetrerà questo nuovo stadio (della storia dell’umanità)”, come del resto già accadeva grazie agli antichi giochi olimpici, quando almeno per un periodo di tempo limitato gli uomini si dimenticavano privilegi, distinzioni di classe, differenze religiose e razziali per riscoprire uno spirito di fraternità.

De Coubertin è persuaso che questo “Spirito Atletico” si trovi in sintonia con le “tendenze cosmopolite” del suo tempo, con l’invenzione del telegrafo e delle ferrovie “che mettono in comunicazione fra loro persone di ogni nazionalità”, con gli sviluppi, infine, delle arti, delle industrie e della scienza celebrate nelle esposizioni universali.

“Rivolsi allora un appello alle Società sportive di tutto il mondo perché mandassero i loro delegati a Parigi per il mese di giugno 1894… ritenni fondamentale che le riunioni di questo Congresso si tenessero nella grande Aula Magna della Sorbona, perché fosse chiaro fin da subito che si trattava di qualcosa di più che un semplice meeting sportivo; mi sembrava che dietro il prestigio della Sorbona le parole ‘Giochi Olimpici’ si potessero imporre ai presenti… Scrissi alle Loro Maestà i Reali Elleni, al Re del Belgio, al Principe di Grecia, al Principe del Galles, al Principe di Svezia, alla Sua Altezza Imperiale il Gran Duca Wladimir per offrirgli il titolo di Membri Onorari del Congresso… la cerimonia d’apertura si svolse Sabato 16 giugno davanti a una platea di circa 2mila persone e venne conclusa con l’Inno ad Apollo… I giochi atletici torneranno grandi e nobili e guideranno la gioventù all’amore e al rispetto per la vita”.

Atene e il sogno dell’Olimpiade. L’Europa la realtà della guerra Nasce così il Comitato Olimpico Internazionale (Ioc) del quale primo presidente diventa il greco Demetrius Vikelas. Due anni dopo, nel 1896, si svolge la prima edizione dei Giochi Olimpici, ad Atene, nello stesso stadio di Pericle, ricostruito per l’occasione grazie al contributo del Re e ad una sottoscrizione popolare. Nel 1912 de Coubertin, seguendo la tradizione greca classica, introduce nelle olimpiadi le Competizioni d’Arte, che assegnavano medaglie in letteratura, musica, scultura e pittura.

Il barone muore a Ginevra nel 1937, e lì ancora oggi è sepolto, eccezion fatta per il cuore che, seguendo le sue disposizioni, è stato murato in una stele commemorativa posta accanto a uno dei pilastri di Olympia, l’antica sede dei Giochi Panellenici.

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