Dedicato a Sarah

Di Tempi
26 Aprile 2001
Tutti noi vorremmo essere il gaurdiacaccia che uccide il lupo che si è divorato la nostra principessina, il nostro zuccherino, la nostra bella bambina

Tutti noi vorremmo essere il gaurdiacaccia che uccide il lupo che si è divorato la nostra principessina, il nostro zuccherino, la nostra bella bambina. Essere lì, sempre presenti, passare dalla capanna nel bosco proprio in quel momento ed essere in grado di annientarlo. Forse dopo qualche giorno ci pentiremmo, perché la bella principessina non ci viene restituita, non è come nelle fiabe, il male rimane nel mondo e ci resta appiccicato addosso. Nella primissima versione di “Cappuccetto rosso”, la bambina viene mangiata dal lupo, e non viene salvata da nessuno. I Grimm, che avevano nella prima stesura dimostrato di ben conoscere la vita, cambiarono in seguito il finale, forse perché era troppo duro, forse per dare una speranza, o forse per il buonismo, il perbenismo che anche allora serpeggiava; aggiunsero così il guardiacaccia, la guardia, il poliziotto, la giustizia umana.
È vero, come dice una canzone di Claudio Chieffo, «c’è bisogno di Qualcuno che ci liberi dal male», ma certo quel qualcuno non sarà un guardiacaccia.

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