The Defendant
C’è un libro di Chesterton che è una meraviglia e fa pensare, anche sotto l’ombrellone. Il titolo inglese fa The Defendant, ed è pessimamente tradotto in Il bello del brutto, anche perché l’autore stesso, nell’introduzione, descrive il titolo: «Ho capito che un difensore è particolarmente necessario dal momento che i terrestri disprezzano la terra, che un avvocato difensore non sarebbe stato fuori luogo in quel terribile giorno in cui il sole si oscurò e l’Uomo fu rinnegato dagli uomini». Ecco così che il nostro difende il romanzo d’appendice, quello de «l’uomo o il ragazzo medio», «semplice come il tuono del cielo ed il sangue degli uomini», difende le informazioni utili, il nonsense, il patriottismo, con parole rivolte agli inglesi ma che toccano oggi il cuore dell’Europa: «Dove ci siamo smarriti – noi che abbiamo generato sapienti che avrebbero potuto discorrere con Socrate e poeti che avrebbero potuto passeggiare con Dante». Difende il culto dei bambini: «quegli occhioni lucenti danno l’impressione di racchiudere tutte le stelle nel loro stupore, la deliziosa assenza del naso sembra fornire un incomparabile presagio dell’umorismo che ci attende nel regno dei cieli». E così Chesterton, difendendo pastorelle di porcellana e racconti polizieschi, si conferma The Defendant della realtà.
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