Dei delitti e delle pene. (E della resistenza di un popolo 5)
Carissimo Luigi, terminato finalmente il turbine festaiolo a cui, anche qui, sembra si sia ridotto il Natale, ne approfitto per scrivere a qualche amico che deve avermi dato per disperso nelle patrie galere… E finisce che sono proprio coloro che sentiamo più vicini, e in un certo senso presenti nella nostra quotidianità di pensieri, emozioni, progetti, che è difficile immaginare come semplici destinatari di una paginetta con le solite parole scontate, con le solite storie che si ripetono di anno in anno, di carcere in carcere. Così anche la “novità” di questi giorni, col Ministero che ha respinto la proposta di declassificazione avanzata dalla direzione del carcere, è analoga alla decisione, sempre del Ministero e sempre sotto le feste, ma di quattro anni fa, a Voghera, di rimandarmi allo “speciale” dopo che quella direzione da un paio di mesi mi aveva assegnato alla sezione normale. E d’altronde la motivazione di oggi, nel ritenere la cosa prematura (dopo 27 anni di carcere, 21 anni dall’ultimo fatto di sangue e 15 dall’ultimo reato) riprende pari pari la conclusione con cui il tribunale di sorveglianza di Firenze un paio di mesi fa aveva respinto l’istanza di semilibertà. Un tribunale di sorveglianza presieduto da quel Margara che quattro anni fa dal Ministero aveva disposto la mia riclassificazione, e la relatrice moglie di quel giudice di sorveglianza che una decina di anni fa, insieme a Margara, voleva che andassi a vedere mia madre, morente di cancro, portato fin nella sua camera d’ospedale con i polsi stretti dai ferri e tenuto alla catena dai carabinieri…
Mario Tuti, dal carcere di Livorno
È giusto che i fascisti debbano marcire in galera? Probabilmente sì, pensano i parlamentari di sinistra e di destra, i giudici di sorveglianza e i funzionari del Dipartimento Penitenziario, che, probabilmente a ragione, temono un’alzata di scudi di Scalfari o di Borrelli, qualora si arrivasse a provvedimenti di clemenza, come richiesta da Giovanni Paolo II, per questi e tanti altri detenuti. Ma perché allora, visto che gli anni di piombo sono finiti da un pezzo (e chi ha pagato non sono stati, per esempio, ex-repubblichino come Dario Fo o ex-fascista come Giorgio Bocca, che, birichini loro, ci hanno solo scherzato e ci scherzano ancora allegramente sopra con la demagogia da guerra civile), visto che, giustamente, gli ex-brigatisti e gli ex-terroristi rossi sono tutti in semi o piena libertà, o alla macchia, o nei comitati pro Rutelli, perché il signor Mario Tuti non lo mettete su una bella sedia elettrica e non se ne parla più con questa storia della “pacificazione nazionale”?
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