«Del mio corpo salvo solo il sedere», dice la Marcuzzi. E’ un po’ quel che si dice del governo Prodi
´ «So che siete qui per discutere un nuovo modo di intendere la partecipazione a sinistra», dice Romano Prodi al Corriere della Sera rivogendosi a Oliviero Diliberto (28 aprile)
Sottolineare la carica innovativa di uno che conclude il suo intervento proclamando “Que viva Cuba” può venire in mente solo a un politico raffinato come Prodi.
´ «Che senso ha vedere qualcuno che si spoglia in maniera ritualizzata? Mi fa più colpo un operaio che lavora, magari sudato», dice Vladimir Luxuria a Io donna (28 aprile).
C’è il movimento degli operai verso il socialismo: questo piace molto a Vladimir. C’è il movimento dell’operaio isolato, che provoca sudore. Questo piace molto a Luxuria.
´ «La povera Livia è passata per una spacciatrice solo perché ha proposto una lieve modifica per la depenalizzazione», dice Franco Grillini al Riformista (28 aprile).
Lieve? Vabbé che è un po’ fumato Grillini ma non dovrebbe lasciarlo trasparire così.
´ «Questa sentenza dimostra che non c’è stato accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi», dice Antonio Di Pietro alla Repubblica (28 aprile).
è come sostenere che se uno ne esce vivo, i Gulag sono solo un luogo di villeggiatura.
´ «Oggi la sinistra tutta è al governo. E può incidere. Anzi, se mi permetti, deve cominciare ad incidere», dice Cesare Salvi a Liberazione (28 aprile).
Incidere ancora? Eppure c’è già un sacco di gente che ne ha le palle incise.
´ «Del mio corpo salvo solo il sedere», dice Alessia Marcuzzi alla Stampa (3 maggio).
è un po’ quel che si dice del governo Prodi.
´ «Per quanto mi riguarda sono completamente disinteressato al finto dibattito che c’è nel palazzo, voglio parlare al paese», dice Pierferdinando Casini al Corriere della Sera (28 aprile).
A quello finto. Di paese. Naturalmente.
´ «L’accordo per Telecom? Stiamo a vedere. Ho sempre detto che ero neutrale e così rimango», dice Romano Prodi al Corriere della Sera (29 aprile).
Neutrale? Sì, un po’ come la Germania durante la Seconda guerra mondiale.
´ «è stata la battaglia non solo dei telefoni, ma anche delle telefonate», dice Angelo De Mattia sull’Unità (4 maggio).
Uno che è stato portavoce di Antonio Fazio dovrebbe evitare i riferimenti alle telefonate, almeno per un decennio.
´ «Se vogliono attaccarci il loro De Gasperi va bene. Potrebbero metterlo lì, vicino a Gramsci», dice Flora Cavedon all’Unità (29 aprile).
Le organizzazioni di base del partito democratico saranno come quei tempietti new age califormiani dove si può trovare una statuetta di Buddha vicino a un Crocefisso, o a un versetto in arabo del Corano.
´ «Il leader del Partito democratico si sceglie attraverso un processo politico, non si sceglie come fosse Miss Italia», dice Pierluigi Bersani all’Unità (5 maggio).
A Bersani non va giù che Massimo D’Alema punti su Anna Finocchiaro (più Madame Italia che Miss) e lo fa sapere in giro.
´ «Ma possibile che non capiscano quando si deve stare zitti», dice Romano Prodi alla Repubblica (1 maggio).
Sarà il cattivo esempio.
´ «Come ha detto Mussi la sinistra non è un bagaglio a mano», dice Pasqualina Napoletano a Liberazione (29 aprile).
Per così tante cianfrusaglie ideologiche ci vuole almeno un baule.
´ «Siamo in presenza del gesto di un qualche esaltato. Chiunque è in grado di trovare in giro il bossolo di un piccolo calibro e mandarlo a un arcivescovo», dice Gerardo D’Ambrosio alla Stampa (30 aprile).
C’è la fila a Milano per raccogliere i bossoli di piccolo calibro.
´ «Un buon imprenditore non si tira fuori così», dice Guglielmo Epifani alla Repubblica (1 maggio).
Un buon imprenditore lo tirano fuori come Gardini?
´ «E comunque nei luoghi di lavoro, si parla anche di quello che ha detto Rivera», dice Giorgio Cremaschi al Corriere della Sera (3 maggio) .
Nei luoghi di lavoro che conosco io, si parla molto di Milan-Manchester.
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