Del non mistero di Fatima per cui la Chiesa cattolica è laica (più di molti cosiddetti laici)
Come dar torto a Ernesto Galli Della Loggia quando esprime sconcerto per un mondo laico che sembra non aver più alcun dubbio e, dalla fecondazione eterologa alla fin troppo ostentata difesa dell'”orgoglio”gay, si consegna acriticamente al più astratto soggettivismo? “E’ la fine dell’illuminismo”ci dice in queste pagine il professor Francesco Salamini, illustre genetista e direttore del più importante istituto di ricerca tedesco, il Max Plank di Colonia. “Il paradosso è che mentre predicano una morale relativa e una scienza applicata alla riproduzione umana stile supermercato, sono contrari alle biotecnologie applicate ai vegetali, con la quale potremmo rispondere alle carestie e alle emergenze alimentari nel terzo mondo”. Come abbiamo iniziato a osservare nell’editoriale dello numero scorso, cinquant’anni dopo che in America, troviamo ben diffuso anche in Italia il punto di vista di un debolissimo pensiero, sedicente laico. Purtroppo si sono date cariche politiche, cattedre universitarie e rubriche giornalistiche al solo scopo di diffondere ignoranza del reale e un virtuale mondo di piccole idee che assomiglia, come rifeltteva Mary Mc Carty cinquant’anni orsono, alla parodia di Raskolnikov in Delitto e castigo. Con la conseguenza che l’esaltazione del “gusto soggettivo” può benissimo spingersi fino al quesito (considerati i tempi che viviamo, neanche troppo iperbolico) secondo il quale: “perché non posso strozzare mia nonna, se ne ho voglia?”. Già, se non c’è natura, né certezza elementare iscritta nel cuore, sarebbe legittimo raccomandare con Nietsche “sia lecito agire a proprio piacere, ‘al di là del bene e del male'”. Che poi sia questo ciò che, in buona sostanza, viene insegnato ai giovani è subito appurabile entrando nelle scuole di ogni ordine e grado. Quello che non si capisce (e che in effetti poi non attacca venendo dai giovani percepito come noiosa ramanzina) è perché poi gli stessi cultori del pensiero debole (forse freudianamente assediati dal complesso di colpa delle conseguenze di quello che predicano) ci cuciscano addosso il pannicello caldo dell'”indignazione morale”.
Razionalmente non c’è nesso tra sentimentalismo diffuso e altrettanto raccomandati rispetto, serietà, moltiplicazione delle regole, supremazia della Legge. Infatti uno chiede: “perché”? ed ecco che l’accusa di dogmatismo tante volte rivolta alla Chiesa cattolica si ritorce sulla stessa nobiltà intellettuale che da quasi un secolo pretende rappresentare “la riforma morale della Nazione”. Sarebbe interessante ad esempio capire e studiare come si coniugano le campagne di “indignazione morale” in politica con quelle che, sul terreno della società e della persona, plaudono alla trasgressione tout-court condotte dal Gruppo editoriale L’Espresso-Repubblica. Sarebbe intressante capire che nesso c’è tra le noticine scalfariane di stanco e retorico regimetto risorgimentale e l’indubbio appeal che continuano ad avere le copertine de L’Espresso.
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