Del suicidio di uno chef

Di Massobrio Paolo
13 Marzo 2003
“Le guide non sono un tribunale ma un parere”

Continua a fare discutere il suicidio dello chef francese, declassato da una nota guida gastronomica. Il suo impero, fatto di due lustri di successi con tre stelle Michelin, di bistrot, gadget e Tv, lo aveva portato a quotarsi in Borsa. Alla fine qualcosa non ha retto e Paul Bocuse, re degli chef d’Oltralpe, ha colto l’occasione per distillare veleno contro la critica, adossandogli ingiuste responsabilità. Ma al di là delle ragioni di questo tragico gesto, ci chiediamo: ad un calciatore viene scontata la critica? E a Pippo Baudo che ha condotto Sanremo? No, perché volenti o nolenti queste sono le regole dello spettacolo dove c’è uno che paga un biglietto (e lo paga) e giudica se quell’esborso ha disatteso o meno le sue aspettative.
Ora, di fronte a chi facilmente ha puntato il dito sul giornalismo critico ci chiediamo se un lettore vuole paragonarsi con dei giudizi o se vuole sentirsi dire che i suoi 100 euro, quando si siede da Bocuse piuttosto che da Marchesi, vanno spesi ad occhi chiusi. Quasi che, quando si cena da un mito, se qualcosa non va, forse, è perché si capisce poco (sic!). Le guide, del resto, non sono un tribunale, sono un parere, seguito da una parte a volte piccola di ciò che compone la clientela di un
locale.
Certo, quando si va in Borsa si vorrebbe un’assicurazione anche sulla critica, come quel produttore di vino che, nella clausola di garanzia dei futures aveva inserito la votazione su una certa guida dei vini (già e per mantenerla come fa?). Beviamoci un Nero d’Avola dal sapore netto di mirtillo, prodotto a Porto Empedocle (Ag) da Martorana (tel. 0922 410352).
(massolon@tin.it)

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