Delitto
Un delitto, o peccato, ha due opposti segni: 1. sfavorevole, perché nuoce, contro l’in-nocenza; 2. favorevole, ma soltanto in ciò: la sua confessione è un’affermazione (è il primo significato del verbo “confiteor”: affermo), quella della dirittezza, dirittura, rettitudine da cui ha deviato, o che ha contraffatto contro di essa. E rammento che è nella storia del cristianesimo che è stata elaborata l’espressione “felix culpa” (sto pensando al Confiteor papale). Il confronto del delitto con la rettitudine procura anzi incrementa una ragione – non si pensa mai che l’innocenza non è ingenua ma razionale -, ragione che individua il delitto, senza la quale gli errori si limitano a traslocare, affermando così la loro permanenza senza innocenza. Un’altra parola significa rettitudine: soluzione. Solo una soluzione – che tale sia: omicidio non è soluzione – è retta, o anche: l’angolo retto non è… retto, o anche: nessuna geometria è morale, la morale non è pitagorica. Solo una soluzione – che tale sia – è affidabile, degna di fede: la “fede” cristiana ossia in Cristo è fede in una soluzione. Una soluzione è una buona notizia ossia “vangelo”. Il delitto o peccato contrasta con la soluzione: confligge con essa, o più radicalmente la corrompe, presentandola con ingenuità senza innocenza.
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