Deus caritas est. Cioè un nuovo mondo è possibile

Deus caritas est. Per la prima volta nella mia vita leggo un’enciclica e un po’ audacemente mi permetto di commentare quanto letto. è una Lettera che si rivolge in primis all’uomo che sia credente o non credente. Dirò di più, un non credente può leggerne e apprezzarne il fulcro essenziale, forse con ancor maggior intensità emotiva, perché quasi “misteriosamente” si ritrova avvolto dallo stupore. Qui non si tratta di conversioni o di ravvedimenti morali, ma molto più semplicemente di scoprire realtà, razionalità e l’intimo ruolo primordiale dell’uomo-uomo: l’amore. L’amore non avulso dalla corporeità e l’amore come dono di sé.
Come prescindere dal cristianesimo per vivere? Lo dico da non credente, “esserci per l’altro”, tendere verso l’uomo gratuitamente, porsi nei confronti del diverso da me con “carità”, è pratica rivoluzionaria. Quale azione sovvertitrice più grande ci può essere nel dare senza voler nulla in cambio? Alcuni giornali hanno sottolineato il fatto che Ratzinger non ha mai messo all’indice il liberismo, ma come non intravedere nella critica del concetto di amore odierno, nell’abuso di questo termine e nelle mercificazione dell’eros, la necessità di indicare una società che vada oltre la commercializzazione dei rapporti umani? La critica alla modernità, l’atto di accusa contro il capitalismo selvaggio nell’enciclica non si sono materializzati con bandiere e vessilli, ma attraverso l’invito all’amore in tutte le sue dimensioni (eros, philia, agape). Un nuovo mondo possibile hic et nunc.

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