Di quel logos Ratzinger parla da trent’anni
Perché la Chiesa non parla di materie spirituali invece di farneticare sul sesso e sulla politica? Mi sento spesso fare questa domanda. A Ratisbona il Papa ha offerto una lezione riguardo alla vera natura di Dio e la reazione riportata dai media è stata di rabbia. Forse alcuni stanno sperando che ricominci a parlare di sesso. Quando la Chiesa parla di sesso, politica, economia, parla di Dio, del riconoscimento che siamo creature, su come siamo fatti e sul destino per il quale siamo stati creati. La risposta a queste domande è colui che noi chiamiamo Dio. E precisamente perché il Dio in cui qualcuno crede o non crede ha un impatto così decisivo sul nostro punto di vista riguardo il sesso, la politica e l’economia che è cruciale per il bene di tutti che sia chiaro com’è il Dio che accettiamo o non accettiamo. La lezione del Papa era su questo: sul Dio che la Chiesa cattolica riconosce come l’unico Dio, il creatore di tutto.
Nella sua prima enciclica al mondo, Benedetto XVI ha proclamato l’ultima verità sul Dio adorato dai cattolici: Deus Caritas Est, Dio è amore. Questo è il nostro biglietto da visita. Questa convinzione è la base del nostro contributo alla costruzione di un mondo di giustizia e pace. Nella lezione il Papa afferma un’intuizione riguardo il Mistero divino che è completamente compatibile con la rivelazione di Dio come Amore, cioè «il primato del logos». Così l’ha spiegato: «Dire che io credo che Dio esista implica optare per la visione che il logos – che è l’idea, l’amore, la libertà – si trova non meramente alla fine, ma anche all’inizio. E questo è il potere originario di tutte le creature. In altre parole, la fede è decidere che il pensiero e il significato non sono soltanto un’opportunità sottoprodotto delle creature; ma che, al contrario, tutte le creature sono un prodotto del pensiero e infatti nelle sua più intima struttura è esso stesso pensiero». Dovrebbe essere ovvio, anche per i non-credenti, come tale convinzione porti all’affermazione dell’intellegibilità della realtà e di conseguenza la possibilità della scienza, l’inviolabilità dei diritti umani, affermati anche quando sono minacciati dalla violenza in nome di una fede o di una non-fede e di un dialogo aperto come possibile patto di pace in un mondo pluralistico.
Queste parole riguardo il primato del logos sono state scritte nel 1967. Esse non ha nulla a che vedere con l’islam e le attuali controversie. A quel tempo, era una cristianità corrotta che Ratzinger stava criticando, una corruzione che portò all’ideologia marxista-leninista e alle minacce che pose verso la distruzione del mondo. Non conosco nessun pensatore islamico le cui critiche verso la corruzione religiosa dell’Occidente siano più chiare di quelle espresse da Ratzinger durante la sua carriera di teologo cattolico. Ciò che il Papa sta facendo è indicare una strada – l’unica strada – attraverso la quale possiamo rispondere alle attuali minacce alla sopravvivenza della civiltà, cioè un dialogo basato sulla fiducia nell’abilità della ragione umana di riconoscere il primato della conoscenza sull’intolleranza delle ideologie travestite da pietà.
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