Di rospo in rospo

Di Fabio Cavallari
29 Gennaio 2004
Breve excursus (ultimi dieci anni) dei tanti rospi fatti ingoiare dall’establishment “progressista” al “cosiddetto” popolo della sinistra

Breve excursus (ultimi dieci anni) dei tanti rospi fatti ingoiare dall’establishment “progressista” al “cosiddetto” popolo della sinistra. Ovviamente tutto in virtù del nobile imperativo: “cacciamo Berlusconi”. L’11 maggio 1994 il primo governo Berlusconi giurò fedeltà alla Costituzione. Tra i ministri più importanti spiccava Lamberto Dini (al Tesoro). Il giorno seguente Il Manifesto titolò: “Gli spergiuri”. Di lì a pochi mesi l’opposizione sfoderò il suo attacco più forte. Prima, attraverso la manifestazione del 25 aprile (1995), poi con lo sciopero generale del 14 ottobre (stesso anno). Oltre al Cavaliere gli attacchi più incisivi furono riservati proprio a Dini. L’importo della sua pensione (11.938.000 lire) venne riprodotto su enormi cartelloni in segno di protesta e indignazione. Neppure tre mesi dopo, il governo di centrodestra fu costretto ad abdicare. Il 19 gennaio 1995 sempre “rivoluzionariamente” Il Manifesto titolò a piena pagina: “Baciare il rospo?”. Nella domanda retorica, la risposta era già un dato acquisito. Il banchiere Dini, come d’incanto, diventò l’uomo che la sinistra avrebbe sostenuto nella fase di transizione. Il giorno seguente nelle sedi e nei circoli lo scontro fu asprissimo. In molti iniziarono a capire che quello non era altro che l’inizio. Nel 1996 l’ex guru dell’Iri Romano Prodi, venne presentato come: “uomo della sinistra”. Giovanni Agnelli applaudì l’operazione in quanto, astutamente, comprese che: «Un governo di “sinistra” avrebbe potuto fare tutto ciò che l’opposizione sociale non avrebbe permesso ad un governo di destra». In tutta la legislatura non si proclamò neppure uno sciopero. Bertinotti fece cadere il governo, ma oramai il popolo di “sinistra”, così abituato ad ingoiare rospi “filoindustriali”, si scagliò contro il subcomandante Fausto come neppure con il peggior “padrone” avrebbe fatto. Da quel momento la lista dei rospi si sarebbe potuta redigere con scadenza quotidiana. Oggi ad esempio, sul caso Parmalat, la sinistra ha deciso che il governatore Fazio è l’uomo da sostenere. Insomma di rospo in rospo verso il sol dell’avvenire.

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