Di un’astrazione che imbolsisce
Ancorché lievemente distratto nella supervisione di certe pagine (un po’ patetiche le ultime sugli Ogm, tra imbarazzanti gigionerie del governatore Ghigo e lo sciocchezzaio bioterroristico che condannerebbe anche la pratica degli innesti in viticoltura, vedi qui pag. 15), il nuovo direttore del Corriere della Sera sembra fuzionare. Chi avrebbe immaginato che un convinto berlusconismo confindustriale si integrasse così bene con l’editorialismo moralistico e la politica ragionata senza troppi moralismi? Però, dopo aver giurato che sì, grazie ai fotografi di via Solferino, anche noi abbiamo realizzato che Fassino è un esponente di punta dell’opposizione, dobbiamo ammettere che Giuliano Amato ha fatto (a Dario Di Vico) un’ammissione importante, anzi due, a proposito della sua cara sinistra sempre tentata da referendum e mistica antiberlusconiani. Ha detto l’ex delfino di Craxi: «la nostra è la cultura minoritaria delle élite» e «abbiamo bisogno di una sinistra di mercato, non delle sentenze». In effetti, l’élite minoritaria che una volta si prese la cotta per le scatole da scarpe di Tonino e adesso fa fatica a smettere di flirtare in girotondo con le scarpe da tennis dell’Ilda, veste Miuccia Prada e possiede ville in Maremma (che per non farci passare l’autostrada si iscrive al Wwf, sottoscrive le troppe corbellerie di Fulco Pratesi e, grazie Denise che li pizzichi dall’Espresso, si scrive inchieste piene di affettuosità immobiliaristiche). L’élite minoritaria si illumina di immenso sotto l’energia solare della abat-jour vudu-newage di Paulo Coelho. L’élite minoritaria manda volentieri il pupo a studiare dai preti, però non ne deduce politicamente nulla. Tranne che il popolo sia tenuto ben fuori dalla scuola pubblica non statale. Tranne che assecondare il pupo, approdato nelle chiese liceali a regime Cgil, a marciare in difesa della scuola statale e di quella della pace. Conservatrice e corporativa, questa élite minoritaria considera inaccettabile un presidente del Consiglio che non lustra la scarpa a un insolente libraio della provincia tedesca, e un’ingiustizia angosciante un tribunale internazionale che (come il Belgio sogna ancora di avere) non ha ancora il potere di processare Bush o Sharon. La vita da cannaioli e da sciupafemmine titilla assai questa èlite minoritaria, però se gli capita d’averci un figlio fumato in casa o, come in una canzone di Gaber, di impostare la famiglia in un modo nuovo e dire alla moglie se vuoi mi puoi anche tradire, al figlio raccomandano il valium di Umberto Galimberti, a lei che lo tradisce e a lui che non riesce più a dormire, le tisane di Isabella Fedrigotti. Una élite che, come ha capito anche Amato, finché resta un’idea è soltanto un’astrazione.
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