Diamo sostanza alla devolution
Duemilacinquecento espositori artigiani hanno incontrato nell’“Artigiano in Fiera” 2.500.000 visitatori e compratori. Si respira un clima costruttivo: si crea, si organizza la produzione, si cerca di convincere il consumatore individuando il giusto mix qualità/prezzo. Lo Stato è lontano, assente da tanto tempo in questi ambienti: non c’è cassa integrazione nei momenti di crisi, non c’è formazione per le nuove leve, non ci sono aiuti per l’accesso al credito, i tradizionali strumenti pubblici per aprire nuovi mercati sono in crisi. Ma, nonostante questo, si continua a operare e a penetrare all’estero. E la politica? La politica, quella seria, servirebbe. Mentre la grande industria è in crisi, forse irreversibile, si dovrebbe riformare il mercato del lavoro per essere competitivi; si dovrebbe riformare un sistema pensionistico fonte di sprechi e di clientelismo; si dovrebbe investire in infrastrutture e tecnologie; si dovrebbe riformare il settore bancario. Piuttosto, si parla di devolution, per altro in modo non molto serio: invece di sostenere il ministro dell’Istruzione a fare la sua riforma e ad avviare la parità, si pensa di passare a Regioni impreparate l’intera istruzione; invece di favorire in sanità libera scelta, “efficienza”, efficacia, presenza di ospedali non profit, si pensa di trasferirla totalmente alle Regioni che già faticano a fare quello che fanno; invece di rafforzare il ministro degli Interni, impegnato a garantire la sicurezza dei cittadini, si cerca di frazionare ulteriormente le forze dell’ordine già troppo divise in Italia. Si dice che è in atto una battaglia epocale tra i sostenitori dell’Italia federale e quelli dell’Italia unitaria. Magari le cose fossero così serie! Proliferano invece gli Azzeccagarbugli…
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