Dietro la cortina

Di Tempi
21 Giugno 2007
Era un membro rispettabile dell'Unione degli scrittori sovietici. Finché non decise di scrivere la verità sui falsi eroi del regime comunista. Druzˇnikov racconta perché ancora oggi la Russia rifiuta i suoi libri

Il successo è arrivato improvviso con Angeli sulla punta di uno spillo, uscito in Italia l’anno passato, romanzo ambientato nella Mosca brezneviana popolata di uomini e donne piagati dall’ideologia. In questi giorni Jurij Druzˇnikov torna in libreria con la sua ultima fatica, Là non è qua, raccolta di “facezie”, come le definisce lui, brevi o brevissimi spunti ironici nati in Russia e negli Stati Uniti, rispettivamente la sua antica patria e quella nuova. Durante un suo recente passaggio in Italia Druzˇnikov ha raccontato a Tempi la sua storia. La storia di un uomo che, come molti altri intellettuali russi che hanno vissuto lo stalinismo, passa dall’abbaglio dell’utopia all’opposizione. «I miei problemi col Kgb – spiega – sono cominciati nel 1979. Allora ero un membro rispettabile dell’Unione degli scrittori dell’Unione Sovietica. Ma in quell’anno mi imbattei nella storia di Pavlik Morozov». Pavlik è la leggendaria tessera numero 001 dei Pionieri dell’Urss, il ragazzino che il regime aveva trasformato in un eroe da presentare a tutti gli scolari del paese come esempio di fedeltà e rettitudine. Secondo la vulgata comunista, aveva denunciato il padre per attività antisovietica ed era stato ucciso per vendetta dai “controrivoluzionari”. «Incuriosito, avevo cominciato ad approfondire la vicenda, quando venni convocato da un ufficiale del Kgb, che in una conversazione molto cortese mi fece chiaramente intendere che non dovevo più interessarmene. Naturalmente ho indagato più a fondo. Ho scoperto che negli archivi non c’era nulla che documentasse il fatto. Alla fine, interrogando parenti e compagni di scuola sono riuscito a ricostruire la vera storia di Pavlik: aveva sì denunciato il padre, ma solo perché istigato dalla madre, gelosa per i tradimenti dell’uomo. Ed è vero anche che è stato ucciso, ma per ordine di Stalin, che in una delle sue campagne contro i “nemici del popolo”, organizzate per imporre col terrore l’autorità del partito, arrivò a ordinare di eliminare, dove occorreva, anche i bambini».
Dopo la storia di Pavlik, Druzˇnikov ha scritto un libro su Pusˇkin, pietra miliare della cultura russa. Ma anche questo risultò indigesto al soviet. «Sì. Rivela che Pusˇkin, “poeta nazionale”, per tutta la vita cercò di lasciare la Russia. La prima volta a diciassette anni, poi svariate altre volte, in mille modi. Sono stato accusato di voler rubare Pusˇkin alla patria». Così alla fine Druzˇnikov, nel 1986, fece le valigie e si trasferì in California. In patria, però, i suoi libri sono off limits ancora oggi. «Perché nessuno vuole fare i conti col passato. La Russia di oggi gioca con la democrazia, si presenta bene ma la mentalità totalitaria è sempre quella. Il libro su Pavlik ha avuto un certo successo in Polonia, in Estonia, in altri paesi ex sovietici, ma in Russia ne sono state stampate 500 copie nel 1995 e poi basta. Pensi che mentre negli Stati Uniti sono uscite recensioni dell’edizione russa, lì non ne ha parlato nessuno».
L’America, del resto, è un altro mondo. «Sì, anche se non bisogna essere ingenui. Io oggi insegno letteratura all’Università di California, e uno dei campi di cui mi occupo è la storia della censura: e anche nel cosiddetto mondo libero ci sono mille forme di censura, più subdole di quelle che usava Stalin, ma non per questo meno efficaci. Certo, è anche vero, però, che mentre in un paese totalitario il potere della censura è pressoché assoluto, in un paese libero invece si può sempre trovare un altro editore con cui pubblicare, ci si può far sentire». Per Druzˇnikov anche l’America ha i suoi guai, insomma. E sono proprio questi guai che lo scrittore si diverte a ritrarre nella prima parte di Là non è qua. «Sì, sono aneddoti, racconti ridicoli, “facecije” come le chiamava l’antica lingua russa, in cui si vede come anche tanti tratti della vita americana possono diventare grotteschi».

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