In difesa della ragionevolezza
La strada che conduce all’inferno è lastricata di buone intenzioni» e «I pazzi corrono dove gli angeli hanno timore di camminare». I diritti umani sono esattamente tali: umani – tutti troppo umani – perciò, pur con tutta la buona volontà del mondo, destinati a rimanere aspirazioni fallibili, soggette ad assumere gli estremi di quella hubrys che i greci castigavano nelle loro tragedie piuttosto che dell’ugualmente mai raggiunto Giusto Mezzo. Elena ha imitato la dea dell’amore un po’ troppo alla lettera e la sua conseguente infedeltà ha fatto abbattere il fuoco e la spada su Troia e sull’intera Grecia. La Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 è stata concepita e scritta dalle Nazioni Unite per ispirazione degli Anglo-Sassoni. L’Onu stessa ha preso il suo nome dall’organizzazione istituita durante la Seconda guerra mondiale dalle Forze Alleate. Immediatamente dopo, è stata la Gran Bretagna a promuovere una Convenzione europea sui diritti dell’uomo da estendere ad ogni Paese d’Europa.
L’albero della common law contro la rivoluzione giacobina
Quando si trattò di applicare queste nobili aspirazioni nella speranza di evitare una nuova guerra mondiale contro il totalitarismo, si aprì una breccia filosofica tra la Rivoluzione inglese da un lato, con quel suo successivo prolungamento che fu la Rivoluzione Americana, e la Rivoluzione francese coi suoi seguaci dall’altro. Gli Anglo-Sassoni considerano i diritti e le libertà come qualcosa di antico e che per questo necessita di un costante rinnovamento pragmatico, in un lungo processo di evoluzione. “Quando Adamo zappava ed Eva filava chi era allora il gentleman?” cantavano i contadini medioevali in rivolta. Il pensiero sociale guarda al passato della Genesi e non, come avviene sul Continente, al futuro scritto su un Libro delle Rivelazioni dove gli operai faranno cadere le loro catene e finalmente conquisteranno il potere. In Gran Bretagna e negli Usa la common law si basa sul precedente – cioè le decisioni prese da precedenti giurie formate da cittadini vengono interpretate da parte di nuove giurie anch’esse composte di cittadini. L’attuale realtà politica e giudiziaria è il risultato di un passato organico – come un albero che cresce.
Il pragmatismo degli uffici e l’astrazione dei salotti
Non è semplicemente una legislazione rispettosa dei diritti umani a far sì che la Polizia Metropolitana di Londra voglia portare rapidamente i suoi membri appartenenti a minoranze etniche al 30% dell’organico. È anche il fatto che con il 30% della popolazione londinese – e perciò anche dei membri delle giurie – appartenente a minoranze etniche, occorre che oggi la Polizia rifletta la composizione dell’intera comunità perché durante i processi le giurie credano alle prove fornite dalle forze dell’ordine. In caso contrario lo spiacevole risultato sarebbe l’impossibilità di ottenere la condanna dei criminali. L’Illuminismo inglese venne chiamato dai contemporanei il “progresso” e faceva parte del sistema. In Francia i filosofi “dei salotti” ma non “degli uffici” pensarono di far ripartire la storia dall’anno zero, nel tentativo di ricreare quello stato di natura che Rousseau aveva supposto felice, sebbene lui stesso abbia poi ammesso che «una simile condizione non è mai esistita e probabilmente mai esisterà».
Il dictat dei “Diritti dell’Uomo”
La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 evidenzia una contraddizione intrinseca fin dal suo titolo. Sono possibili i diritti fuori da un’entità politica in cui l’Uomo – o è il Cittadino? – ha dei doveri e sopra ogni altro quello di interpretare e proteggere questi diritti? Come riporta il sito web sui diritti umani dello stesso Consiglio europeo: «L’accordo fra stati sovrani per permettere a una corte sovranazionale di sottoporre ad esame quanto giudicato delle magistrature nazionali, ed essere legati alle sue sentenze che potrebbero spingere lo Stato a cambiare le leggi e a pagare una multa, ha rappresentato un passo storico e senza precedenti nel diritto internazionale. Esso mette in pratica la teoria della natura fondamentale dei diritti umani, ponendoli saldamente al di sopra delle leggi e alla pratica di uno Stato». Mentre le potenze occidentali vincitrici della seconda guerra mondiale avrebbero certamente approvato gli attuali diritti alla vita, all’abolizione della tortura, alla libertà e alla sicurezza, al giusto processo, alla privacy, le libertà di pensiero, di coscienza e di religione, di espressione, di assemblea, di associazione, di matrimonio, insieme all’eliminazione delle discriminazioni, l’ imposizione centralizzata di questi valori ricorda uno dei metodi degli sconfitti.
Libertà non è graziosa concessione dei tribunali…
La concezione Anglo-Sassone vuole che le libertà e, per estensione, i diritti siano posseduti non per grazia delle corti e dei giudici ma dalle persone. Si fondano sul consenso, sostenuto dalla consapevolezza della necessità di una forza militare. Qui inglesi e americani penseranno entrambi ad Edmund Burke che, perseverando sulla strada di John Locke, fu nel XVIII secolo il padre e fondatore teorico del conservatorismo liberale Whig. Burke, come tutti i Whig inglesi, sosteneva la battaglia dei suoi cugini americani perché la loro Rivoluzione guadagnasse i diritti che alla madrepatria aveva ottenuto la Rivoluzione inglese del XVII secolo, quella del “niente tasse senza rappresentanza” nel Parlamento di Londra. Per 14 anni Burke guidò l’impeachment parlamentare contro il Governatore Generale dell’India Warren Hastings, nel nome di un altro anti-imperialismo. Nelle sue Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia Burke si oppose all’anarchia che egli aveva previsto nel 1789 come esito dell’applicazione da parte dei rivoluzionari francesi d’innovazioni astratte che sradicavano le «radici e i rami» del passato, tutto il contrario di una pragmatica riforma organica. Per Burke, «la libertà astratta, come tutte le altre astrazioni, non esiste», mentre «innovare non è riformare» anche se, nello stesso tempo, «uno stato che non opera qualche cambiamento, si priva dei mezzi della propria conservazione».
Il diritto astratto diventa sopruso
Sui filosofi francesi teorici dell’anno zero Burke fece questa previsione: «nei boschetti della loro accademia, in fondo ad ogni fila d’alberi non vedi che un patibolo». Tuttavia «uomini annientati dalla legge non hanno speranza che nel potere. Se la legge sarà il loro nemico, essi saranno a loro volta nemici della legge; e quelli che hanno tanto da sperare e non hanno niente da perdere saranno sempre più o meno pericolosi». Comunque «le cattive leggi sono la peggior forma di tirannia». I Diritti umani sono importanti ma devono essere applicati secondo il “ragionevole senso comune” delle giurie. L’attuale legislazione, per come oggi viene applicata, senza l’intervento del “buon senso comune”, può essere sfruttata efficacemente come porta d’ingresso per introdurre in alcune zone d’Europa le Sharia a maggioranza “democratica”. Se non vogliamo che i diritti fuori dal proprio contesto si trasformino inevitabilmente in fonti di abuso dobbiamo ricordare un’altra delle massime di Burke: «Anche la libertà deve avere un limite per essere posseduta». «Niente di ciò che è in evoluzione può riposare nel suo contesto originario. Potremmo allora pensare di dondolare un adulto nella culla di un neonato». Infine «non devo fare ciò che mi dice l’esperto in Legge: ma devo fare ciò che mi dicono la mia umanità, la ragione e la giustizia». «Il prezzo della libertà è un’eterna vigilanza».
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