In difesa dell’interinale

Di Esposito Francesco
23 Maggio 2002
Il nostro paese è tra i primi in Europa per numero di giovani a spasso (specie al Sud), per numero di persone che per più tempo cercano un impiego (disoccupati di lungo periodo)

Il nostro paese è tra i primi in Europa per numero di giovani a spasso (specie al Sud), per numero di persone che per più tempo cercano un impiego (disoccupati di lungo periodo), e infine per tasso d’occupazione. Un quadretto che dovrebbe suggerire di lasciare a casa certi slogan ideologici, per cominciare a cercare nuove risposte capaci di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. In Italia, l’unico passo concreto in questa direzione è stato l’introduzione dell’interinale. Un canale importante che, dal 1997, ha permesso di trovare un impiego ad oltre 800mila persone, alla faccia di chi parla ancora di «lavoro in affitto» e di «legittimazione per legge del caporalato» (come i no-global che lo scorso luglio hanno devastato le agenzie interinali del Mezzogiorno, in sintonia d’animo e di pensiero con le nuove Br: nel testo di rivendicazione per l’uccisione di Marco Biagi, tra gli obiettivi da colpire, compaiono proprio queste agenzie). «Nessuno, dati alla mano, può negare che l’introduzione dell’interinale abbia segnato un cambiamento positivo – osserva Massimo Franceschi, direttore generale di Obiettivo Lavoro, la più grande realtà italiana nel settore del lavoro temporaneo (una società senza fini di lucro con 160 filiali sul territorio nazionale). Dal 1997, l’anno del “pacchetto Treu” (legge 24 giugno 1997 n. 196), il numero delle persone da noi avviate ad un impiego ha fatto registrare una crescita costante (5mila nel 1998, 16mila del 1999, 27mila nel 2000, oltre 38mila l’anno passato). A tutti vengono riconosciuti gli stessi diritti dei colleghi col “posto fisso”, compreso il pagamento dei contributi. Al contrario dei co.co.co (collaboratori coordinati e continuativi), di cui stranamente nessuno parla, neppure il sindacato: 2 milioni di persone che non godono di alcuna tutela (men che meno del famigerato articolo 18), totalmente soggette alla volontà del “padrone”. Su di loro grava un contributo previdenziale che porta nelle casse dell’Inps circa 1 milione di Euro l’anno». Invece continuano gli attacchi ideologici all’interinale. «Per dare un’idea del clima: nei giorni dello sciopero generale sono state siliconate 3 agenzie interinali del Veneto e piombata una sede bolognese. Mentre durante il Job fair di Bologna, alcuni facinorosi dei Cobas hanno tentato l’assalto del nostro stand. Eppure i dati parlano di un 20-30% di contratti interinali che si trasformano in assunzioni a tempo indeterminato. Senza contare che in alcuni settori, come quello alberghiero, l’interinale ha contribuito a far emergere il “nero”. Per questo dico che chi attacca il lavoro interinale attacca l’occupazione».

Francesco Esposito

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