A difesa dell’umano

Di Persico Roberto
15 Novembre 2001
Una folla di fantasmi popola le pagine di Assalonne, Assalonne!, la grande saga del vecchio Sud che assiste impotente alla propria rovina, impietrito di fronte a un nuovo che avanza, di cui non sa o non può comprendere modi e ragioni.

William Faulkner, Assalonne, Assalonne!, 418 pp. Adelphi, lire 36.000

Una folla di fantasmi popola le pagine di Assalonne, Assalonne!, la grande saga del vecchio Sud che assiste impotente alla propria rovina, impietrito di fronte a un nuovo che avanza, di cui non sa o non può comprendere modi e ragioni. «Anni fa noialtri del Sud facemmo delle nostre donne altrettante dame. Poi venne la guerra e fece delle dame altrettanti spettri. E così che altro possiamo fare noi, da gentiluomini che siamo, se non ascoltare loro, da spettri che sono?» Che altro se non uno spettro è infatti Miss Rosa Coldfield, che rievoca, «mentre la smunta faccia stralunata scrutava di sopra il fioco triangolo di pizzo ai polsi e alla gola dalla sedia troppo alta dov’ella pareva un’infante crocifissa», la storia che ha spazzato via insieme la sua famiglia e il mondo arroccato al passato della contea di Yoknapatawpha. Annunciato da un carico di negri nudi e selvaggi, diavoli sbucati da chissà quale inferno, Thomas Sutpen era comparso come dal nulla a sconvolgere la tranquilla, rituale vita di Jefferson. Fuggiva da un passato innominabile, cercava una rispettabilità, l’aveva ottenuta sposando la figlia del pastore, che gli aveva dato due figli, Henry e Judith. Poi la guerra aveva inghiottito padre e figlio. Ma dai fumi delle battaglie poco a poco è riemerso il passato sepolto: l’amico di Henry, fedele compagno d’armi, fidanzato di Judith, è figlio di primo letto di Thomas. Alla vigilia delle nozze dei due, Henry lo uccide e fugge. Sangue chiama sangue, dolore chiama dolore. Mentre intorno il vecchio Sud, i suoi valori, le sue gerarchie si sfaldano, si sfarinano, si decompongono, figli e nipoti di Thomas vanno incontro a una ineluttabile rovina. Finché rimane solo l’ultimo erede, il povero idiota Jim Bond, ad aggirarsi ululando in mezzo alle rovine fumanti della casa che era stata dei Sutpen. E come lui, forse, la voce di Faulkner, che s’ostina a rendere omaggio a un mondo che, fra slanci e meschinità, ha lottato fino all’ultimo per difendere la sua statura umana.

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