Diffidate dei ‘superpartes’

Di Valenti Annalena
11 Maggio 2006

E poi dicono che noi signore quando ci concediamo un caffè insieme, dopo aver portato i bambini a scuola, perdiamo tempo. Prendete il caso D’Alema. Avete presente quando rinunciò alla presidenza della Camera, con parole del tipo «Ci vuole un gesto di responsabilità da parte di qualcuno»?. «Caspita che uomo», commentò un’amica davanti al suo caffè, ma la più sgamata, quella che vede il nostro mondo di oggi come “genericamente gay”, non ci è cascata e, con noncuranza, profetizzò: «Avrà in mente qualcosa di meglio!».
A pensarci bene, noi madri dovremmo saperlo che quando uno ha lo sguardo sfuggente, di qui e di lì senza mai fermarsi, come Massimo quando faceva la sua dichiarazione di responsabilità, ha qualcosa da nascondere. «Che razza di uomini stiamo tirando su!», dice l’altra che periodicamente si mette e ci mette in discussione in quanto madri. Eh sì, perché anche noi con il poeta Betocchi sappiamo che «Ciò che occorre è un uomo/ non occorre la saggezza/ ciò che occorre è un uomo/ in ispirito e verità/ non un paese; non le cose/ ciò che occorre è un uomo». Ha detto che se eletto presidente della Repubblica sarà «un uomo “super partes”». Molti sono preoccupati del “super partes”, noi che siamo realiste, e non ci piacciono né i politici che fanno i giochini politici né lo sguardo sfuggente, siamo preoccupate dell’uomo.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.