Digiuno. Tanti sì, pochi perché

Di Tempi
13 Marzo 2003
Gad Lerner, Le domande di un popolo sazio, Avvenire, 5 marzo

Gad Lerner, Le domande di un popolo sazio, Avvenire, 5 marzo
«Digiuno perché la pace ha bisogno, per realizzarsi, di una mia più piena consapevolezza, della mia personale partecipazione, di una disponibilità nuova a modificare anche i comportamenti personali».

Francesco Ognibene, Mieli, «Io laico credo nel miracolo», Avvenire, 6 marzo
«Chiedendo di digiunare, è come se il Papa si rivolgesse a ciascuno dicendo: “Ti chiedo per un giorno, personalmente, di testimoniare fiducia nella pace, sempre”. Si tratta di un impegno privato, preso con se stessi, molto più forte di una manifestazione esibita o di parole d’ordine».

Maurizio Molinari, Bush, una domenica solo con i Salmi, La Stampa,
10 marzo
«È stato suo padre a suggerirgli di rimanere con se stesso: “Quando si tratta di scegliere fra pace e guerra deve farlo un’unica persona, il presidente, perché mandare a morire i figli dell’America è la decisione più difficile”».

Commento
Molti hanno accolto l’invito del Papa a digiunare, ma il significato del gesto sembrerebbe assai differente da quello proposto: un impegno con se stessi; un atto contro Bush; un appello generale all’umanità. Dio, se c’è, non c’entra. Il mondo di oggi tende a ridurre il Papa – che non fa che ripetere che Dio c’è e c’entra – alla stregua di un manifestante, di un predicatore della pace come bene assoluto. Il Papa ha proposto di digiunare, cioè di pregare, cioè di chiedere a Colui che può tutto, ciò che alle nostre mani e alla nostra migliore volontà non riesce. Che cosa si sia chiesto con il digiuno è chiaro: la pace; ma a chi, a Chi, lo abbiamo chiesto: questo è confuso. Siamo confusi non su quello che vogliamo, ma su come fare per ottenerlo. Tanto che, sia dalle dichiarazioni sui giornali, ma ancor di più dalle interviste televisive alla gente comune, il digiuno è sembrato semplicemente una rimostranza. Non è forse irrazionale, non è bigotto soffrire la fame per dimostrare che si desidera una cosa che non si può non desiderare – la pace, appunto? La guerra in Israele – della scorsa settimana, la ritorsione a Jabaliya: 11 morti e oltre 100 feriti -; in Italia, la paura delle Brigate Rosse; la minaccia della guerra in Irak: per tanti motivi dobbiamo continuare a digiunare, a pregare, a chiedere l’impossibile a Chi può renderlo possibile. Senza la chiarezza a riguardo dell’interlocutore della nostra domanda, anche il più concentrato gesto di meditazione non basta, perché vuol dire solo parlare con se stessi. Più che sottolineare come la pace sia un desiderio di tutti, è necessario ripetere Chi può darcela. Su questo siamo monotematici.

In breve, dalla stampa – dal 3 al 10 marzo

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