Dio esiste. E allora?
Il dramma di Paul Claudel è conosciuto in Italia nella versione ridotta (ed. Massimo 1978). Nella versione integrale, non ancora tradotta in lingua italiana, c’è un dialogo interessante tra un uomo musulmano (Don Camillo) e una donna cristiana (Donna Prodezza). Eccolo qui di seguito.
La pagina di Claudel.
DON CAMILLO – Non ho assolutamente nulla da domandare. Credo con l’Africa e il profeta Maometto che Dio esiste. Il profeta Maometto è venuto per dirci che, per l’eternità, basta che Dio esista. Desidero che resti Dio. Non desidero che prenda qualche travestimento. Perché ha un’opinione così cattiva di noi?… E che bisogno ha di cambiare il suo volto per farsi meglio riconoscere da noi? Mi fa pena vederlo abbassarsi così e porgerci degli inviti… Che resti Dio e che ci lasci nel nostro nulla. Poiché se noi smettiamo di essere integralmente il Nulla, chi prenderà il nostro posto per attestare integralmente che Dio esiste? Lui al suo posto e noi al nostro, per sempre… Io non posso diventare Dio e Lui non può diventare uomo. Non ho piacere nel vederLo sotto la nostra apparenza corporale. Il nostro corpo è quel che è. Ma chi non sarebbe offeso nel vedere il nostro onesto abito da lavoro diventare un travestimento sulle spalle di un altro?
DONNA PRODEZZA – Quel che è stato inchiodato sulla croce non era un travestimento. Quell’unione che ha contratto con la donna era vera, quel nulla che è venuto a cercare fin nel seno di una donna.
DON CAMILLO – Così è il nulla che Dio ha desiderato nel seno di una donna?
DONNA PRODEZZA – Di cos’altro mancava?
DON CAMILLO – E da allora voi dite che anche quel nulla non è nostro e non ci appartiene?
DONNA PRODEZZA – Ci appartiene solo per far esistere di più Colui che è, per il riconoscimento che ne facciamo .
La domanda è il sale dell’apparire.
Spesso sono i poeti che ci aiutano a comprendere la realtà. Sotto questo profilo mi pare che la pagina di Claudel contenga intuizioni ruilevanti.
Anzitutto, la prima battuta, “non ho nulla da domandare”, come l’antica réclame dell’amaro Petrus (“L’uomo che non deve chiedere mai”): invece, una persona, minimalmente consapevole di sé e della realtà ,di domande ne ha molte. Perché c’è il dolore, la morte, perché in fondo vale la pena vivere? Di che cosa e per che cosa è fatta la realtà?
Un uomo come Walter Benjamin, che pensava poeticamente, scrisse: “Ciò che appare paradossale di ogni cosa… è il fatto che appaia”. L’apparire di una cosa suscita la domanda: è talmente vero questo, che non domandiamo ciò che non è apparso – almeno per un istante – ai nostri occhi.Sicuramente esiste molto di più di quel che conosciamo: ma se – sia pur fugacemente – non si palesa all’orizzonte del nostro sguardo (anche solo interiore), non c’è domanda. La domanda è la manifestazione stessa della relazione con l’essere. L’ uomo che non ha domande è un uomo che non è in rapporto con nulla. Amara soddisfazione, dunque, dire “non ho nulla da domandare”.
Perché non basta che Dio esista.
“Basta che Dio esista”, prosegue il musulmano: ora, l’esperienza ci insegna che ciò che non è comunicabile, è anche poco condivisibile. Non basta affatto che Dio esista. Deve in qualche modo palesarsi.Un uomo che vive non si può accontentare di sapere che Dio esista, non si può accontentare di essere concime di una gloria futura.
La vita ha urgenza di una intelligibilità: hic et nunc. Ora, se la caducità è sempre in agguato per rivelare l’inconsistenza delle cose e dell’io (“anche il cielo stellato finirà” scrive Ungaretti) e se “sua maestà il dolore” (J. Roth) è entrato nella vita, si fa più acuta la domanda “perché bramo Dio?” (G. Ungaretti).
Non basta che Dio esista deve, in qualche modo darmi un raggio della sua eternità, se non l’eternità tutta intera.
“Che resti Dio e ci lasci nel nostro nulla”: questo è soffocante. Per attestare che Dio esiste, dice il musulmano, non dobbiamo “smettere di essere integralmente il Nulla”. Ci vien da rispondere con Theilard de Chardin, allora “perché esiste qualcosa, anziché nulla?”, ma ancor più con Don Giussani “C’è un nulla, c’è un nulla che non viene perduto. Una cosa che è niente, potrebbe essere perduta, e invece no, è salvata”. Viva Dio che ha messo il nostro onesto abito da lavoro, che è diventato un uomo, che “è venuto a cercare quel nulla sin nel seno di una donna”, come scrive Claudel. Solo così la sicurezza della nostra vita si afferma grandiosamente. Non si può smettere di desiderare che Dio si faccia uomo, che Dio assuma i panni mortali, che provi “gli affanni di funerea vita” (G. Leopardi) . I seguaci di Allah vogliono, invece, che Dio resti Dio e che l’uomo resti uomo. L’Islam sopravvive e prolifera in questa assoluta lontananza del Mistero dall’uomo. Due entità separate e impenetrabili.
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