Dire addio alla Tav è dire addio all’Europa
Cosa significa dire addio al progetto della Tav? La fine. Già, perché se strade, autostrade e ferrovie servono per spostare e far spostare le persone, altrettanto servono a trasportare le merci all’interno di uno spazio commerciale che nel giro di pochi anni non sarà già più limitato alla nuova Europa a 25, ma si allargherà fino al cuore della Russia per giungere in Ucraina. Questo serpente che risponde al nome di Corridoio 5 collegherà con un sistema multimodale Lisbona a Kiev attraversando il cuore del continente aprendo spazi di libero scambio inimmaginabili vent’anni fa. Il governo ha giustamente posto una clausola di priorità sul nodo infrastrutturale e il futuro dei collegamenti europei ci vedrà come cuore dell’intero sistema. Per il Corridoio 5 le cose si stanno mettendo male. Il rischio è di un’arteria alternativa a nord delle Alpi che taglierebbe fuori il paese dal mercato unico. A confermare il rischio è l’ex commissario europeo ai Trasporti, Loyola De Palacio (in foto), secondo la quale «se non arriveranno il via libera della Francia e l’intesa sui tempi per la Lione-Torino, l’opera è destinata a finire in coda all’elenco delle priorità».
In alternativa al Corridoio 5 è pronto il progetto “Magistrale per l’Europa” che presuppone il passaggio della direttrice al di sopra delle Alpi, attraverso Budapest e via Germania. I perché di questa tentazione dell’asse franco-tedesco sono presto detti, così come le conseguenze che questo progetto porterebbe con sé. L’opzione Stoccarda-Vienna-Budapest-Bucarest determinerebbe uno sbilanciamento a nord del baricentro europeo, il rafforzamento dell’asse finanziario Londra-Parigi-Francoforte, il consolidamento del ruolo di Bruxelles come capitale federale dell’Unione e l’isolamento commerciale e infrastrutturale dell’Italia che si troverebbe senza un collegamento strategico con l’Europa dell’Est. Una prospettiva che vede sempre più tiepida verso il Corridoio 5 anche la Slovenia, poiché l’asse Stoccarda-Vienna, che probabilmente sarà operativo già nel 2006, si salda con il Corridoio 10 che attraversa i Balcani.
O siamo dentro o siamo morti
Il passaggio al di sopra delle Alpi del Corridoio 5 significherebbe per l’Italia la non metaforica uscita dall’Unione Europea e il nemmeno troppo paradossale ingresso nella Lega Araba. O si è dentro o si è morti. Ma scenari a parte, quali vantaggi porterebbe all’Italia il completamento del progetto originario di Corridoio 5? Un drastico abbattimento dei tempi di percorrenza (Milano-Trieste in 2 ore e 40 minuti contro le attuali 5, oppure Trieste-Lubiana in meno di un’ora contro le oltre 3 attuali) e il riequilibrio a favore del trasporto ferroviario, unico percorso per giungere a un decongestionamento delle strade. Trenitalia sta già lavorando con le ferrovie ungheresi per la realizzazione del Corridoio 5, per il quale è stato creato anche un rapporto con la Renfe (Rete ferroviaria spagnola). Nella direzione Nord-Sud, Trenitalia ha creato accordi con le ferrovie svizzere per ottimizzare il traffico dal Nord Europa alla Lombardia attraverso un passaggio nella Confederazione elvetica. Nei primi giorni di gennaio di quest’anno a Lugano, i responsabili dei Trasporti di Germania, Italia, Olanda e Svizzera hanno sottoscritto un patto per la creazione di un unico corridoio per il trasporto merci su rotaia da Rotterdam a Palermo, passando per Genova.
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