Per dire “qualcosa di sinistra” si truccano i conti
Parigi. La settimana scorsa il ministro dell’Economia e delle Finanze del governo Jospin, il socialista Laurent Fabius, ha dovuto rivedere al ribasso in modo drastico le previsioni di crescita economica per il 2002, che sono passate dal 2,25/2,75 per cento ad un più modesto ma realistico 1,4/1,6 per cento, rivelando così come l’opposizione avesse ragione quando affermava che le previsioni sulle quali si basava il bilancio dello Stato erano sbagliate e le cifre che ne risultavano necessariamente sballate. Tra i numerosi commenti che criticano duramente il comportamento della maggioranza, Michèle Alliot-Marie, presidente del Rpr (il partito di Jacques Chirac, Presidente della Repubblica), parlando di Fabius considera che «finalmente riconosce di essersi sbagliato e di avere ingannato i francesi»; Jean Arthuis, senatore centrista della Mayenna, critica sopratutto «la menzogna eretta a sistema dal governo»; François d’Aubert, il vicepresidente di Dl (il partito di Alain Madelin, candidato alle presidenziali), afferma che «il governo è costretto ad ammettere prima del previsto di avere deliberatamente mentito ai francesi – aggiungendo – menzogne e cifre truccate fanno decisamente parte del patrimonio politico di Jospin». Le nuove previsioni rendono il bilancio del governo di Lionel Jospin ancora più pesante perché si aggiungono alle cifre allarmanti sull’aumento importante della criminalità (vedi Tempi n.6) – ed anche in questo caso l’opposizione sospetta che le cifre non rendano conto di una realtà ancora più preoccupante – e all’aumento dei disoccupati, che dal luglio 2001 è in costante progressione e rischia di mettere in grossa difficoltà la coalizione di sinistra, che sulla riduzione della disoccupazione aveva basato i suoi cinque anni di governo. Berlino. La tentazione di truccare le cifre non sembra una prerogativa esclusiva del governo francese. Quando il cancelliere tedesco Gerhard Schröder arrivò al potere nel 1998, con al centro del suo programma di governo il “patto per il lavoro”, i disoccupati erano 4,28 milioni; le ultime cifre del mese di gennaio indicano 4,29 milioni di disoccupati. Il risultato non è brillante – sopratutto se si considerano questi risultati alla luce del contesto di crescita economica – ma il fatto più grave è stato rivelato alcuni giorni fa dalla Corte dei conti; i funzionari dell’Ufficio del lavoro (l’equivalente degli uffici di collocamento italiani) – ufficio che dipende dal governo – truccavano le statistiche sulle quali si basa il calcolo dei disoccupati e la Corte dei conti afferma che il 70 per cento dei dati pubblicati dall’Ufficio del lavoro e relativi al numero degli “occupati” sarebbero falsi.
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