DIRETE MAI CHE VI SIETE SBAGLIATI SU SHARON?
Non ci sono solo quelli che «la guerra in Irak è stata una scelta sbagliata», ma «ora viva la democrazia a Baghdad». In parallelo ci sono quelli del «Sharon boia», «il governo criminale di Tel Aviv», «il muro dell’apartheid». Che fine hanno fatto? La barriera difensiva ha ridotto in modo netto la possibilità di compiere attentati terroristici. Questo ha consentito al primo ministro israeliano di far approvare il ritiro unilaterale, una scelta dolorosa costata la spaccatura del governo e del suo partito, il Likud. La decisione di isolare Yasser Arafat ha permesso di concentrarsi sulla caccia ai terroristi e interrotto la serie delle illusioni frutto di colloqui che finivano con promesse non mantenute, accordi rifiutati, soluzioni rinviate. Una volta uscito di scena il vecchio rais, i palestinesi hanno potuto sceglierne uno nuovo, che sta mettendo in atto subito misure concrete, come la riorganizzazione dei servizi di sicurezza e il dispiegamento di forze di polizia ai confini.
I pacifisti israeliani hanno mutato il proprio slogan da «Shalom Achshav» (pace adesso) in «Sharon Acshav» (Sharon adesso). A Sharm El Sheik si è raggiunta una tregua. Se seguiranno anche i fatti, se cesseranno gli attentati, la situazione potrebbe evolversi in poco tempo. Il Manifesto intanto prosegue a titolare come se tutto questo non fosse mai avvenuto, ma già sto assaporando l’idea di quando vedremo Massimo D’Alema, Lamberto Dini, Paolo Cento salire sul palco di un congresso di partito (e chissà come si chiamerà e che simbolo avrà) e dire «sulla democrazia israeliana ci eravamo sbagliati». Vista la velocità a cui ci hanno abituato ci vorranno almeno quindici anni, ma l’importante è saper aspettare.
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