Diritto d’autore

Di Nouri Michelle
05 Luglio 2007
«Cara mamma Rai, giù le mani dalle mie idee». L'anima degli show di Arbore approda a Sanremo, ma non tradisce lo spirito rivoluzionario degli anni di Alto Gradimento

«Non è vero che la rivoluzione è fallita. Se si sperimenta, i risultati arrivano, l’importante è non demordere. Anche perché con il tempo pure gli alternativi si normalizzano». Si difende così Ugo Porcelli, autore e produttore televisivo, a cui qualcuno potrebbe imputare di aver tradito lo spirito “rivoluzionario” dei programmi radiofonici degli anni Settanta guidati da Renzo Arbore per il più classico dei format e dei presentatori televisivi, il Festival di Sanremo di Pippo Baudo: «Non è che sono passato da una cosa “rivoluzionaria” a una cosa “tradizionalista”. Semplicemente, colgo le occasioni. E rispetto il palinsesto, dove i tempi e gli spazi per sperimentare e verificare l’efficacia di qualcosa di nuovo non mancano – pensiamo a Zelig: dopo anni di seconda serata è riuscito ad approdare con successo al prime time -. Quello che conta è che ci sia la volontà dei broadcaster di fare cose del genere, svincolarsi dalla logica degli affari e puntare, in certi orari, alla ricerca».
Ci vorrebbe anche un po’ di lungimiranza. Lei polemizzò con la Rai per Colpo di Genio, una brutta copia del suo I Cervelloni, prima che fallisse e venisse chiuso. Ha intuito in anticipo come sarebbe andata a finire?
Io non ho polemizzato. Ho provato amarezza per il trattamento che venne riservato a noi autori. Perché quando sei da quarant’anni un content provider della Rai, autore di programmi di successo come I Cervelloni, dove si è affermato come presentatore di prima serata un personaggio come Paolo Bonolis, penso che sarebbe stato corretto interpellarti. Chiedere a me, a noi, inventori originali e originari del format, cosa ne pensassimo di un remake come Colpo di Genio. Invece no, la Rai lo affida alla Endemol, e tanti saluti. Dei vecchi autori si è salvato solo Federico Moccia, escludendo me, Marco Luci e Alfredo Cerruti.
Con voi sarebbe andata diversamente?
Non dico che ci sarebbe venuto meglio, dico che le invenzioni mostrate nelle prime puntate noi le avevamo già scartate dieci anni prima. Ma conoscere il mercato delle invenzioni non basta se non immagini che anche una grande azienda come la Rai sia capace di simili cattiverie. Tenga conto che per altri due programmi in precedenza ci è stato riservato lo stesso trattamento (Fantastica italiana e Stasera mi butto, che avevo firmato insieme a Pier Francesco Pingitore, Alfredo Cerruti e Arnaldo Santoro). Per tre estati il nostro Stasera mi butto girato al Bandiera Gialla di Rimini andò benissimo. Adesso neanche ci interpellano. Lo danno in appalto fuori, punto e basta. Mi auguro che prima o poi qualcuno approvi una legge che impedisca di fare contratti a solo vantaggio del broadcaster. Perché lei sa come funziona adesso? La Rai diventa proprietaria dell’idea e del tuo progetto e ne fa l’uso che vuole. Addirittura ti fa firmare una liberatoria perché possano venire utilizzati altri autori in caso venissero realizzate altre serie dello stesso progetto. Assurdo. La titolarità deve rimanere a chi ha avuto l’idea e deve poterla sfruttare.
Cesare Lanza ha dichiarato a Tempi che i format condizionano la creatività degli autori, che ciò accade «anche per interessi superiori a quelli che il pubblico può immaginare». A cosa allude?
Io non so quello che immagina Lanza. Quello che ho capito è che ci sono dei contratti-quadro tra società di produzione esterne e la Rai, che la impegnano a produrre con loro per due, tre anni, con dei minimi garantiti. In sostanza, che si debba per forza ricorrere ai prodotti di certe società che si pongono come licenziatarie di format che provengono dall’estero: un modo per non cedere completamente (quello che lamento io) i format sine die alla Rai o a Mediaset. Peccato che così un’azienda come la Rai rinuncia alla sua identità televisiva – un’identità di tutto rispetto – e con essa al ruolo di protagonista del made in Italy, pronta a competere nell’esportazione di programmi nuovi. Ma lei sa che a volte ci ritornano indietro come format stranieri, programmi che le televisioni estere hanno interamente scopiazzato da noi?
La tv italiana è recentemente stata scossa dallo scandalo Vallettopoli.
Cose che ci sono sempre state e sempre ci saranno. Solo che per ragioni politiche e giornalistiche parlarne oggi fa notizia, di ogni cosa si fa uno scandalo.
Belle, intelligenti o oche giulive: quanto contano e quali sono le donne che fanno funzionare l’audience dell’intrattenimento?
Contano eccome. Personaggi come la Bignardi, la D’Amico, la Ventura, la Dandini non hanno solo presenza e intelligenza, hanno tutto quello che serve per superare molti colleghi maschi. Le oche giulive ci sono perché è uno stereotipo maschilista a volerle. Poi, vai a vedere e scopri che molte di loro sono laureate e fanno le vallette semplicemente perché stanno studiando o hanno appena finito gli studi e cercano lavoro: sanno di essere carine e si sfruttano in quanto carine. Anche facendo le oche giulive. Mica è facile che il presentatore ti lasci spazio. Forse che il primo attore comico in teatro lascerebbe l’ultima battuta all’attrice carina? Non ci pensa proprio. E così è in televisione: se vuoi farla, fingi di essere oca e giuliva, poi, se hai talento, fotti il maschio.
In mezzo secolo in Italia tutto è cambiato tranne il Festival di Sanremo e Pippo Baudo, i mattatori dello share. Perché il gusto televisivo è rimasto così conservatore?
Sanremo è come il Capodanno, il Natale, la Pasqua: tutti lo celebrano.
Ora che sta facendo, domani cosa farà?
In questo momento sto preparando venti dvd per Rai Trade e Rcs con il meglio dei programmi realizzati da Arbore come Alto Gradimento, L’Altra Domenica, Quelli della notte, Indietro Tutta!, Aspettando Sanremo e i suoi concerti in giro per il mondo. Li sta pubblicando il settimanale Oggi e stanno andando molto bene. In programma c’è poi la prossima edizione di Ieri, oggi e domani, sempre per Domenica In e sempre con Pippo Baudo. Che, come l’anno scorso, è stato riconfermato per il Festival. Ergo: prossimo anno, missa solemnis a Sanremo e poi la messa vespertina della domenica.

michelle.nouri@infinito.it

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