Discarica post G8. G. Pansa pensa.

Di Tempi
26 Luglio 2001
Tutto come tragicamente previsto. Non abbiamo sbagliato paradigma, quando sette anni fa pensammo a Tempi

Tutto come tragicamente previsto. Non abbiamo sbagliato paradigma, quando sette anni fa pensammo a Tempi. Ancora una volta, L’Espresso, cassaforte di quel che resta dell’appeal del pensiero corrosivo radical-comunista che fece groviera dell’Italia clerico-democristiana, mostra di saper distinguere la ciccia della propaganda di classe esigita dall’editore, senza il quale D’Alema non avrebbe scaldato nemmeno un po’ la poltrona di Presidente del Consiglio, dalle ossa di una sinistra sconfitta, malinconica, alla deriva, raccomandabile a un programma di protezione Wwf, che se non vuol rischiare la fine di Paperoga Folena, deve risfoderare un po’ di sano buon senso. Così, tra frizzi e lazzi di servizi veterosessantottardi e turbamenti senili del povero Giorgio Bocca, ecco il linguisticamente funambolico e sempre cogente Gianpaolo Pansa, al cui commento sul teatrino (rivelatosi poi tragico) del G8-antiG8 pensiamo di non aver nulla da aggiungere e tutto da sottoscrivere. Dall’Espresso n°30, vigilia della messa nera di Genova: «Il dopo-Genova ci lascerà in eredità un’immensa discarica di detriti verbali, una poltiglia di immagini tragicamente fumettare. La zona rossa come il Castello dell’Impero. Le forze di sicurezza come l’Esercito imperiale. I contestatori dipinti come una moltitudine di nani coraggiosi che ingabbieranno il gigantesco Gulliver del Male. E poi il Nuovo Medioevo Globalizzatore. Con un novello tumulto dei Ciompi (Firenze, 1378). Le Tute bianche che si ispirano all’eroe scozzese di Braveheart…Un bel clima. Dove è stato facile perdere la testa. Come è accaduto a una professoressa di Genova che, nell’osservare le blindature dei carrugi, ha esclamato: “È la fine della democrazia. Altro che zona rossa: questo è il ghetto di Varsavia!” Avete letto bene: il ghetto di Varsavia. Una bestemmia davvero bestiale». Ah!, se Sua Eminenza il Cardinal Angelo Sodano, avesse potuto far sapere per tempo a certo altro Cardinale (e a sua stupidità don Gallo, il guerrigliero manuchaoista, anch’egli in bestiale autorappresentazione di resistente ebreo nel ghetto di Varsavia) che, come lo stesso Segretario di Stato Vaticano dettò alle agenzie nelle ore immediatamente precedenti il vertice, «I cristiani non si spaventano della globalizzazione. Il cristianesimo stesso è una religione globalizzante. Dal di dentro la Chiesa cercherà di elevare il tono spirituale dell’umanità con i mezzi che le sono propri. Con questo stesso atteggiamento i cristiani guardano ai capi di Stato e di Governo che si riuniscono a Genova. I cristiani anzitutto pregano per loro perché il Signore li illumini. Era già l’insegnamento di San Paolo al discepolo Timoteo: “Ti raccomando che si facciano preghiere per tutti, per i re e per quelli che stanno al potere” (1 Tm 2). I convenuti a Genova sono uomini politici liberamente scelti dai loro popoli. Sono personalità che rappresentano delle Nazioni con grandi culture. Voglio sperare che nessuna macchia nera venga a rovinare tale incontro». Ah! se invece di strumentalizzare le parole del Papa, approntare manuali di sopravvivenza alla guerriglia, bollare di “cristiani per il capitalismo” chi non la pensava come loro su Genova, certi giornalisti cattolici si fossero guardati allo specchio e domandati sul serio se davvero i nostri figli si aspettano di diventare quello che abbiamo combattuto fin dall’inizio, trent’anni fa, e cioè l’ideologia, la violenza, come all’anti G8 di Genova, le mort qui saisit le vif.

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