Discese il cavaliere da cavallo…

Di Sara Comuzzi
03 Febbraio 2005
Dall’Azione Cattolica a Potere Operaio. Da Servire il Popolo a Comunione e Liberazione. Franco Piperno e Aldo Brandirali si incontrano a Cosenza. E succede che…

uccede in una sala del comune di Cosenza. Succede davanti a una platea di giovani curiosi venuti da tutta la Calabria per ascoltare una strana conferenza tenuta da un sacerdote-biografo di Comunione e Liberazione e due ex leader della contestazione. Succede di ritrovarsi, trentasei anni dopo il ‘68, per fare ciò che in quegli “anni formidabili” non fu possibile fare, dialogare. Occasione del singolare rendez-vous, la presentazione, sabato 17 gennaio, del libro Comunione e Liberazione. La ripresa, attraverso il quale l’autore, don Massimo Camisasca, ricostruisce la storia del movimento di Cl dal 1969 al 1976. Insieme all’autore, due personaggi di spicco di quegli anni: Aldo Brandirali, già leader di “Servire il popolo” e oggi assessore al comune di Milano e Franco Piperno, tra i fondatori di “Potere operaio” e attualmente assessore al comune di Cosenza. Ad introdurre il tema lo stesso don Camisasca, che ha sottolineato come il 1968 sia stato uno spartiacque della vita italiana, sia per la mutazione antropologica prodottasi nella società, sia per l’urgenza con cui la contestazione giovanile avvertì l’inadeguatezza della tradizione senza però riuscire a trovare risposte non ideologiche alle sue istanze di libertà e giustizia.

Brandirali e l’AC di Piperno
Franco Piperno e Aldo Brandirali hanno quindi raccontato il loro percorso “rivoluzionario” e, soprattutto, come il loro impegno politico sia stato determinato da un senso di impazienza, di indignazione e di delusione rispetto alla promessa del comunismo che non trovava compimento nella realtà, ma veniva rimandata all’infinito. Per questo, ha spiegato Brandirali raccontando perché “chiuse” il suo movimento e, sul finire degli anni ’70, si mise alla ricerca di persone che riuscissero a mischiare la tensione ideale con il fare. Ma come si spiega la curiosità di un maoista per Cl? «Essi avevano da raccontare qualcosa che durava» ha detto Brandirali, «mentre io non avevo che da raccontare qualcosa che decadeva. Lì, ho incontrato il “per sempre”». E raccontando di come fu conquistato da Don Giussani, l’ex leader sessantottino ha sottolineato come l’aspetto centrale di questo movimento cattolico è l’ “intento educativo”, il suo essere «contro coloro che vogliono spegnere nell’uomo la potenza della domanda, che vogliono ridurla alla misura della risposta possibile che la società sa dare». Al riguardo Franco Piperno ha così descritto il suo distacco dalla Chiesa: «Ero anch’io nell’Azione Cattolica, ma non riuscivo a sopportare, via via che crescevo, tutti questi cristi sanguinolenti… Io sentivo la Pasqua non come un momento in cui finalmente il Figlio di Dio sacrificandosi ci aveva liberati dal male, […] ma c’era piuttosto come un’ulteriore disgrazia, nel senso che era venuto Cristo, l’avevano ucciso e quindi ora stavamo, in qualche modo, peggio di prima… Ho tentato, ovviamente ho sbagliato, perché vedevo nel movimento comunista una riproposizione in termini non religiosi di un’idea di salvezza cattolica, solo, ovviamente, centrata sull’aldiquà. Mi sono rapidamente accorto, dopo qualche anno di milizia, che le cose non stavano così, che l’aspetto che rimproveravo alla Chiesa, l’avvento del regno rimandato senza fine, lo avevo ritrovato nel partito comunista».

Piperno e la CL di Brandirali
Dopo aver ricordato di aver vissuto la priorità della politica come motivazione esistenziale, Brandirali ha confessato di aver scoperto che «la politica arriva sempre solo sulla soglia, ma non risolve la questione esistenziale, poiché la risposta deve accadere, perché può accadere». Una provocazione tanto forte da suscitare, ha detto di sé Piperno, «l’invidia verso le persone che hanno fede e che fanno. Poiché già il fare e l’avere fede è una realizzazione». E sorprendendo la platea, evocando la “caccia al ciellino” scatenata dall’estrema sinistra dopo la morte di un militante di Lotta Continua, Francesco Lorusso, ucciso nel 1977 dalla polizia negli scontri che seguirono l’assedio dell’univeristà di Bologna dove si svolgeva un’assemblea promossa dagli studenti di Cl, il leader di Potere Operaio ha compiuto un bel gesto di pacificazione della memoria: «Credo che noi – ha detto Piperno – parlo anche dei miei amici, ci siamo comportati male verso voi di Cl, per esempio a Bologna, in occasione del 1977, fatti di cui io, anche se non c’ero, vi chiedo scusa. Vi chiedo scusa anche a nome loro».

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