Dite alla sinistra che si muore anche in missione di pace

Di Reibman Yasha
15 Marzo 2007

Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista, dice che al primo soldato morto l’Italia dovrà ripensare la propria presenza in Afghanistan e tornare indietro. Sembra surreale eppure pare abbia detto proprio così. E che credeva Giordano, che fossimo andati a raccogliere margherite? E a che pensava quando pigiava il pulsantino alla Camera per approvare il rifinanziamento della missione? È questa l’argomentazione con cui ha convinto per il momento i riottosi al Senato? Non sembra una risposta troppo debole alla sfida del trio Rame, Rossi, Turigliatto? E cosa succederà se davvero un altro militare italiano cadrà vittima di un attentato?
A prescindere dal merito – che si convida o meno la decisione della Nato (non dell’Italia o di singoli paesi manovrati dai soliti cattivissimi amerikani) di intervenire in Afghanistan – è indubbio che un’operazione del genere non è pensabile senza mettere in conto la possibilità che purtroppo alcuni soldati perderanno la propria vita in missione. Giordano è persona seria e intelligente, i casi allora sono necessariamente due: o è stato frainteso oppure, anche se sembra poco credibile che questo possa avvenire, sta proponendo un cambio di linea per Rifondazione, allo scopo di evitare che il partito subisca una scissione inedita. Meglio non essere scavalcati a sinistra, potrebbe aver pensato.
P. S. Colgo l’occasione per mandare la più sincera e coinvolta solidarietà a Franco Giordano per le scritte infami (“Giordano Raus”) che ha trovato davanti a casa.

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