Don Romano, non abbandoni le omelie
Mio caro Romano Prodi – mi scusi se scrivo direttamente a Lei, ma volevo esternarle pubblicamente, anche se in ritardo, tutto il mio apprezzamento. Mi scusi anche il “mio caro”, ma l’entusiasmo a volte mi fa dimenticare l’etichetta. D’altronde, quando si parla di etica possiamo pure dimenticarci del suo diminutivo. Volevo dirLe che Lei ne sa veramente una più del diavolo. Deve essere andato a scuola dai preti. La Sua uscita sul dovere ecclesiastico di predicare contro l’evasione fiscale è stata un capolavoro. Lei, dopo anni di inutili prediche laiche sulla separazione tra Stato e Chiesa ha ristabilito il sacrosanto principio del dovere di ingerenza della chiesa. a comando. Come piace a noi. Non badi alle critiche che le sono state rivolte, vengono da evasori fiscali travestiti da difensori della fede; si prepari piuttosto – è un consiglio da amico – ad argomentare l’identificazione tra reato e peccato. La setta del Nemico conosce bene la distinzione: disonorare il padre e la madre, desiderare la donna d’altri, desiderare la roba d’altri, fornicare. sono peccati ma non reati. Uccidere a volte lo è a volte no. Rubare è quasi sempre un reato, fanno eccezione il diritto di saccheggio e quel suo aggiornamento noto come esproprio proletario. Giustamente Lei dice che non pagare le tasse è una forma di furto che va sanzionato eticamente: i presbiteri si adoperino dunque a qualche lezione di storia per poter difendere la tassa sulla salute (sorvolando sul fatto che sia stata poi restituita), quella sul macinato e, perché no, quel singolare tributo in natura in voga in secoli bui (anche qui si sorvoli sulla sua effettiva esistenza) chiamato ius primae noctis. Non sarà inoltre loro difficile, se hanno frequentato le sue stesse scuole, trovare argomenti per giustificare il finanziamento delle spedizioni militari dopo aver predicato l’obiezione fiscale contro gli armamenti. Potranno anche esibirsi nella perorazione dell’Iva dovuta per la fatturazione delle prestazione sessuali, obbligo che andrà presto introdotto per fare emergere questa significativa quota di Pil sommerso. Potrebbero trovare qualche difficoltà con la tassa di successione, conformando la dottrina all’alternarsi dei governi in carica, eventuali ritardi nell’adeguamento teologico verranno fatti loro notare prontamente da un apposito ministro per il Culto, dicastero di cui adesso Lei responsabilmente ha assunto l’interim.
Ma, se permette, vorrei presentare alla Sua attenzione una lista di temi cui richiamare questo clero distratto per le sue omelie domenicali: il rispetto del codice della strada anche nelle parti che riguardano la sosta a tempo, l’attenzione a una sana alimentazione per non incorrere nel reato/peccato di obesità che tanto grava sulla collettività per i suoi costi sul sistema sanitario, l’osservanza del divieto di fumo e una fattiva mobilitazione per l’introduzione di una normativa contro la nocività delle bevande gassate. Servirebbero poi dei corsi di aggiornamento per un’adeguata omiletica della legalità, anche se in questo campo va riconosciuta l’iniziativa lodevole e spontanea di tanti preti, ma si rischia sempre di trovare qualcuno che sostiene che la legalità (ad esempio nel controllo dell’immigrazione clandestina) sia compito dello Stato.
Quando vede mio nipote Malacoda, me lo saluti. Suo devotissimo
Berlicche
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!