donna chiama donna, alla vita

Di Riccardi Fulvia
14 Agosto 2003
Nicoletta lavorava come ostetrica in Mangiagalli a Milano, e incontrando i volti delle ragazze che

Nicoletta lavorava come ostetrica in Mangiagalli a Milano, e incontrando i volti delle ragazze che andavano ad abortire, desiderava avere un colloquio con loro, del tempo e un luogo per incontrarle. Quelli che incrociava erano spesso occhi spauriti ed angosciati. Avendo moltissime volte assistito al miracolo e al mistero della nascita, Nicoletta, madre di cinque figli, e alcune tra le sue colleghe, con la collaborazione di un gruppo di parrocchiane, decisero di avviare presso Besana Brianza la “Mater Vitae”, un Centro di Aiuto alla Vita (Cav), nel tentativo di rispondere ad un bisogno spesso incontrato. I primi due anni di collaborazione con il Cav (1988-1989) furono densi di incontri, «ma un giorno – racconta Nicoletta – ci telefonò un assistente sociale dell’ospedale dicendoci: “Ho davanti a me una mamma incinta al settimo mese, gravidanza gemellare, sbattuta fuori di casa in camicia da notte. Potete fare qualcosa?”». La domanda era decisamente pressante, e non essendo il Cav strutturato per poter ospitare, per darle risposta decisero di dare inizio alla costruzione di una vera casa d’accoglienza. Grazie all’aiuto di don Franco e dei parrocchiani di Campofiorenzo, località in provincia di Lecco, alcuni locali furono ristrutturati ed adibiti a prima sede di accoglienza per madri in difficoltà. La fatica iniziale fu ben compensata dalla gioia di poter aiutare ragazze madri prive di qualsiasi appoggio affettivo e materiale. Con gli anni, però, si ebbe la necessità di avere più spazi, e così il Comune di Casatenovo offrì una sede più adeguata all’interno della Cascina Levada, riconoscendo dignità di servizio pubblico all’attività svolta dalla “Mater Vitae”. Il 2 ottobre del 2001 è avvenuta l’inaugurazione della nuova sede, dedicata alla beata Gianna Beretta Molla. Ora la casa ospita anche donne sposate con figli che, causa maltrattamenti subiti, necessitano di una temporanea separazione dal padre. Ad oggi vi lavorano a tempo pieno educatori regolarmente assunti, un assistente sociale, un obiettore di coscienza per le ore diurne e una ventina di collaboratori volontari, con la supervisione settimanale di uno psicopedagogista. Quando necessario ci si avvale delle competenze specifiche di un neuropsichiatra, un pediatra, un medico di base o una ostetrica. Lo scopo è quello, dove possibile, di fornire gli strumenti necessari per iniziare o riprendere una vita autonoma.

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