Donne lavoratrici: vera emancipazione?
Se avete sempre pensato che la presenza femminile nel mondo del lavoro sia un indicatore significativo dell’emancipazione della donna in una data società, la statistica che trovate in questa pagina vi farà sorgere qualche dubbio. Da essa dovremmo infatti concludere che i paesi dove il genio femminile è maggiormente valorizzato, dove la donna non è confinata fra le mura domestiche, ma può “realizzarsi” in una dimensione pubblica, sono quelli del Terzo mondo e quelli post-comunisti. I tassi di partecipazione femminile al mondo del lavoro più alti non sono infatti quelli dei mitici paesi scandinavi (che pure occupano le prime posizioni della classifica relativamente ai paesi industrializzati), ma quelli di paesi come Cambogia, Ghana e Lettonia, dove le lavoratrici sono addirittura più dei lavoratori. Negli undici paesi Ocde dove il lavoro è più femminilizzato la percentuale femminile della forza lavoro oscilla fra il 44 e il 48 per cento, nei primi undici non Ocde sta fra il 49 e il 52. Particolarmente in evidenza i paesi post-comunisti, che vantano 3 presenze nella prima classifica e 4 nella seconda. Naturalmente l’alto tasso di donne lavoratrici nel Terzo mondo dipende dal prevalere dell’economia agricola di sussistenza. Mentre nei paesi comunisti lo Stato si occupava di allevare e formare ideologicamente i figli al posto della famiglia. Altro che emancipazione.
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