Dopo il Nobel ad Al Gore, le Dolomiti si sono suicidate

Ho spedito a una mia cara amica, cattolica praticante, che vive in Germania il servizio di Tempi sull’educazione sessuale negli asili tedeschi. è stato giudicato calunnioso perché del tutto falso.
Venusta De Donato via internet

Gentile De Donato, forse i suoi scrupolosi amici cattolici praticanti vivono nell’arcobaleno della nostra Livia Turco. Prenda nota, danke, di questa precisazione che Gabriele Kuby, scrittrice tedesca e autrice dell’articolo, le invia tramite Tempi. «I bambini e i ragazzi frequentanti le scuole tedesche devono partecipare alle lezioni di “educazione sessuale” che tra i nove e i quattordici anni vengono loro proposte (di anno in anno sono differenti). La concezione di sessualità su cui s’inpernia questo insegnamento la si può verificare nei testi presenti nel sito della BZg (Centrale Federale per l’Istruzione Sanitaria: http://forschung.sexualaufklaerung.de), che è sottoposta al ministero per la Famiglia, e lì è possibile farsene un’idea: è consentito a qualsiasi età tutto ciò che produca piacere a soggetti giovani, si tratti di etero o omosessuali. I bambini vengono educati da esperti alla contraccezione, tra l’altro, cosa praticata nelle classi miste, attraverso l’utilizzo di preservativi da applicare su peni di plastica. Nel caso si dovesse verificare il più grave incidente possibile, cioè il concepimento, viene proposto l’aborto come libera scelta. Per quanto riguarda la parte del mio articolo dove parlo della dimensione sessuale del rapporto tra genitori e figli ancora in tenera età, preciso che mi sono limitata a citare passaggi dalla brochure “Koerper, Liebe, Doktorspiele”. è stato proprio in seguito a questa mia denuncia, pubblicata oltre che su Tempi sul numero del 29 giugno 2007 del settimanale Junge Freiheit, che, per la grande impressione pubblica suscitata, il ministro per la Famiglia, Ursula von der Leyen, ha deciso di ritirare dalla circolazione quella brochure, altrimenti destinata alle famiglie tedesche. Gabriele Kuby».

Ogni anno la famiglia italiana spende in media per il sostentamento dei suoi membri circa 540 euro mensili. È il cosiddetto minimo vitale, cioè la spesa irrinunciabile per la sopravvivenza dell’individuo. Da tempo il Sidef ha elaborato con il compianto professor Marco Martini una proposta (il Basic Income Familiare) che si articola sulla base di deduzioni per il familiare a carico. In questo sistema il reddito imponibile si calcola sottraendo al reddito nominale il reddito minimo per il mantenimento di ciascun componente del nucleo familiare. Sull’imponibile così calcolato, dopo aver sottratto le eventuali altre deduzioni previste, si applicano le aliquote progressive. Studi e proiezioni hanno dimostrato la capacità perequativa, la sua attualità in base al nostro sistema fiscale e la compatibilità con i vincoli di bilancio dello Stato. è stata lanciata una grande petizione popolare per un “Fisco a misura di Famiglia” di cui il Sidef intende farsi promotore. Vorremmo coinvolgere i lettori di Tempi per sapere cosa ne pensano, scrivendo a: sidef@sindacatodellefamiglie.it.
Caterina Tartaglione
presidente Sidef

Scrivete, scrivete, scrivete.

Factory, sabato pomeriggio. Gente al lavoro ovunque: chi carica le macchine, chi le pulisce, chi pulisce i carrelli. Sono tanti, tutti giovani. E silenziosi. Racchiusi nel proprio essere. Gente che cerca lavorando. Ma che cosa? Il pane per sé e i propri cari. Se accenni un sorris, non c’è alcuno che non risponda. Perché? Perché sei straniero? Forse. E perché il tuo sguardo, se è aperto, permette all’altro un coinvolgimento. Dopo, tutto riprende il proprio flusso, ma qualcosa l’ha fermato. Uno sguardo umano con dentro il divino, l’essere. è capitato a te, può capitare a un altro e capita tutti i giorni.
Fabrizio Pellizzoni Shangai

Da quando sono stato in Cina, due anni orsono, ho sempre sostenuto che non solo il cuore economico del mondo, ma una possibile ripresa di civiltà, cioè dell’io umano dispiegato secondo tutti i suoi fattori (e non soltanto quelli suggeriti dal potere) si gioca da quelle parti. Tutte le mattine, qui a Milano, percorro la Chinatown di via Paolo Sarpi e la trovo di una vitalità sconosciuta altrove (compreso nei locali giovanili a la pàge sul piazzale dell’Arco della pace). Ci sono mille contraddizioni, come racconta la cronaca sull’immigrazione, ma la comunità cinese ha il pregio, mi pare, di essere fatta di individui “elementari” e laboriosi (vabbè, ogni paese ha le sue mafie). Mi immagino cosa potrebbe accadere se, invece di autoccuparci in ditte specializzate in marce pacifiste e prediche umanitariane, interferissimo con cognizione di causa, presenza e amicizia, anche qui in Italia, con queste persone. Portare in Via Paolo Sarpi (e in Cina), davanti a sguardi di gente che hanno fame di beni e di bene, la scoperta che “senza di te o Cristo mi sentirei come uno dei tanti animali”, non dovrebbe essere questo il compito di noi cristiani?

Praticamente inevitabile, nella città che ha tenuto a battesimo il manifesto veltroniano del Lingotto, ecco arrivare l’Ospedale Teologicamente Corretto. Tra pochi giorni alle Molinette di Torino – il più importante ospedale piemontese – finisce il monopolio spirituale della Chiesa Cattolica. Grazie al guizzo anticonformista del suo direttore generale, dottor Giuseppe Galanzino, partirà il progetto “culture e religioni”. Ed eccola qui la bomba ecumenica: i malati non cattolici potranno ricevere assistenza religiosa e psicologica direttamente dai ministri del proprio credo. Siete induisti, buddisti, testimoni di Geova, ebrei, musulmani, valdesi, ortodossi, battisti, membri della chiesa di Scientology e vi sentite a disagio negli stanzoni dell’ospedale “senza neanche un imam per chiaccherar”? Per di più c’è il rischio di fare brutti incontri e di incrociare il cappellano che rappresenta quell’esperienza dalla quale nacquero nel Medio Evo gli ospedali? Nessuna paura. Basterà chiamare la caposala e quella, in un baleno, vi farà arrivare il vostro pope di riferimento. Oppure qualche capo di Scientology (le signore si scordino però di vedersi recapitare Tom Cruise che pure è un affezionato aderente alla setta). Sì, perché al di là delle buone intenzioni, il progetto è animato dal principio che in fondo tutte le religioni siano uguali (a zero) e che, appunto, Scientology valga quanto la Chiesa Cattolica o la tradizione ebraica. Il comunicato di presentazione dell’iniziativa accenna inoltre alla possibilità, per i vari “cappellani”, di «identificare spazi neutri per la pratica di riti e culti». Che vuol dire spazi neutri? Vuol dire che più sei “neutro” e più sei un vero laico? Mah. Tornassero quelle suore dolci e terribili con quei tremendi, enormi, cappellacci. Basterebbe anche un po’ di dottor House. Ma gli “spazi neutri”, per favore, no.
Mauro Pianta Torino

Alla notizia che Al Gore ha vinto il Nobel per la pace le Dolomiti hanno tentato il suicidio.
Roberto Bellia via internet

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.