Dopo le elezioni, ANCORA AL LAVORO!

Di Tempi
24 Giugno 2004
Le ultime elezioni europee e amministrative mostrano alcuni fatti, evidenti a chi non si rifugia nel pregiudizio

Le ultime elezioni europee e amministrative mostrano alcuni fatti, evidenti a chi non si rifugia nel pregiudizio:

1) In molti paesi europei ha stravinto l’astensionismo. Contro un’Europa lontana e inutile, immaginata da burocrati che vogliono regolare anche il diametro dei piselli e da ideologi che hanno voluto una Costituzione basata su gravissime omissioni dei diritti dell’uomo e su pretese egemoniche di carattere nazionalistico, si è opposto un disinteresse diffuso per le sorti del governo europeo.

In Italia, invece, la percentuale dei votanti è stata la maggiore d’Europa. Il popolo italiano ha percepito l’importanza di queste elezioni anche grazie all’insistenza con cui, da più parti, è stata richiamata la centralità della questione europea: dal governo, che ha indicato in un’Europa unita e forte il fattore determinante di costruzione della pace, al Papa e ai cattolici, che si sono battuti per un’Europa dei popoli fedele alla sua storia e non svenduta all’ideologia tardogiacobina, un’Europa veramente laica capace di confessare pubblicamente le sue radici cristiane.

Per quanto confusamente, si è risvegliato un desiderio di positivo, di costruttività che si è espresso in questa voglia di partecipazione, in questa assunzione di responsabilità. Questo rigenerato desiderio non va però mortificato, ma rispettato, educato. E la prima forma di rispetto è dire la verità. Nessuno schieramento in Italia ha vinto, ma abbiamo visto pochi, invece, ammettere le proprie sconfitte e pochi rilanciare in termini che non fossero di interesse di bottega.

2) L’Italia è stato uno dei pochi paesi europei che non ha visto la propria coalizione di governo così duramente punita dal risultato elettorale, come avvenuto nel resto d’Europa. A questo ha contribuito un atteggiamento di serietà e responsabilità da parte del governo sulla questione europea e la fermezza con cui l’Italia ha saputo essere fedele in modo non succube all’alleanza storica con gli Stati Uniti, mantenendo una posizione realmente pacificatrice in Irak.

LIBERTA’, SUSSIDIARIETA’, CAPITALE UMANO

Questi fatti fanno comprendere la necessità di valorizzare i tentativi reali di educazione del singolo e del popolo, attraverso il sostegno fattivo di tutti quei luoghi dove la crescita della persona sia un fattore centrale, dalla famiglia alle strutture capaci di istruire ed educare, ai centri di ricerca più qualificati, alle realtà produttive capaci di innovare. Per questo bisogna realizzare una politica del capitale umano. Occorre una politica della sussidiarietà, capace di valorizzare i tentativi virtuosi di costruzione che nascono dal basso. Occorre promuovere un accordo tra riformisti per isolare chi usa schieramenti per sfogare il proprio furore ideologico. Si deve evitare un falso unanimismo, strumento per la conservazione delle rendite di gruppi di potere. Chiunque si mette al servizio del bene comune e non del proprio tornaconto ci trova disposti a collaborare. La democrazia non è un gioco noioso se, affermando la propria identità e le differenze, si tende insieme a quel che serve meglio la vita del popolo.

Compagnia delle Opere, Fondazione per la Sussidiarietà

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.