Dopo le vacanze, anche i vestiti intelligenti (e gli uomini?)

Di Pavarini Maria Cristina
16 Febbraio 2000
Gadget&fashion

Cibernetica, computer, microchip… Questo mondo potrebbe diventare presto un groviglio tecnologico troppo complicato. Fare la spesa, o spedire una lettera potrebbe presto diventare troppo difficile, o semplice solo per pochi. Una notizia Associated Press del 1977 riferisce di un uomo che, dopo aver sparato più volte al suo personal computer perché non obbediva ai suoi comandi, fu arrestato e condotto dalla polizia a un controllo neurologico. Secondo Neil Gershenfeld, attuale direttore del gruppo di fisica e medialità e condirettore del consorzio TTT, o “Things That Think” (“cose che pensano”) presso il Media Lab del Massachussetts Institute of Technology (MIT), la polizia avrebbe dovuto, invece, arrestare il computer per il suo comportamento irrazionale e asociale. L’ultimo libro pubblicato da Gershenfeld, il cui titolo significa “Quando le cose cominciano a pensare” pubblicato nel 1999, sostiene che la rivoluzione digitale ha finora riguardato computer e software, senza che la gente comune potesse stare al passo. Oggi, tuttavia, esistono macchine e oggetti intelligenti. Ci sono, ad esempio, scarpe dotate di particolari sensori che possono comunicarci che il latte nel frigo è finito e ricordarci di comprarne altro quando siamo al supermercato. Gli oggetti pensano, ma anche il vestito diventa intelligente. Ci sono pigiami che emanano sostanze soporifere, costumi da bagno che coprendo tutto il corpo sostengono meglio i muscoli e possono farci nuotare più velocemente, alcuni abiti hanno capacità antistress grazie a fibre di carbonio che riducono i campi magnetici e alcuni collant hanno un’azione anticellulite e idratante. Adidas lancia in questi giorni Micropacer, una scarpa che ha sulla linguetta un microcomputer che rileva il battito cardiaco, la pressione sanguigna, la velocità, il numero dei passi e i metri percorsi dal corridore. Questo modello era stato lanciato nell’84 e subito dopo ritirato perché non “capito” dal mercato. Forse dovevamo peggiorare ancora un po’? Se le cose pensano e l’abito è intelligente, l’uomo può, dunque, smettere di pensare? (mcpavarini@tiscalinet.it)

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