Dosi massicce di legalità seppelliscono l’educazione sotto la pubblica istruzione

Di Cominelli Giovanni
02 Novembre 2006

Un documento smisurato di 17 pagine, Linee di indirizzo sulla cittadinanza democratica e legalità, è stato emanato dal ministro Fioroni il 16 ottobre. Il titolo dà il nome a una summula ‘pedagogically correct’ dell’intero scibile filosofico, etico, politico, civile, giuridico in materia di politica dell’educazione. Difficile scrivere di più e meglio. Né si può dire che il problema non sia grave. La vita quotidiana di vaste aree del paese è controllata dall’antistato criminale. In alcune regioni lambisce anche le scuole. Le giovani generazioni sono coinvolte in una deriva antropologica senza storia e senza memoria. Il ‘mal di scuola’ provoca fenomeni che il documento descrive perfettamente. Avanti dunque con la legalità! Eccone una definizione: «La legalità è valore della regola, strumento di libertà, possibilità di scelta, partecipazione, fiducia nelle istituzioni e quindi anche nella scuola, realizzazione dell’interesse generale». Essa è fondata «sulla conoscenza, il sapere, il bene della cultura». Insomma, dopo aver attraversato il placido oceano di tutto il lessico più buono che c’è – libertà, possibilità di scelta, partecipazione, fiducia nelle istituzioni, diritti e doveri, partecipazione consapevole e costruttiva alla vita sociale e politico-istituzionale, responsabilità di contribuire alla coesione sociale attraverso l’attenzione alle differenze tra generazioni, generi, etnie, lingue. – il documento ministeriale perviene tautologicamente alla coincidenza di legalità e cittadinanza con educazione.
Perciò questo documento, tanto ufficiale quanto inutile, partorito dalle ‘botteghe oscure’ ideologiche del ministero, dovrebbe essere più propriamente intitolato ‘Lettera del Ministro a se stesso’. A chi tocca, infatti, mettere le autonomie scolastiche nelle condizioni di rispondere alle domande educative? In assenza di riforme radicali, le autonomie scolastiche si chiudono su di sé, i docenti sono frustrati e confusi, i genitori esasperati, i ragazzi fluttuano nel vuoto, il sistema implode e le Linee restano agli atti come le gride spagnole. Gli archivi ministeriali degli ultimi dieci anni ne sono pieni. Più fecondo sarebbe interrogarsi su quel vuoto, pieno di domande inevase, cui una mediocre ideologia di Stato, ammannita attraverso documenti burocratici, non riesce a dare risposte. Formiamo cittadini politically correct o educhiamo persone?

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.