Dove va la “sinistra
Jospin frena gli ardori dei deputati, ministro della solidarietà
sociale sotto accusa Nel paese transalpino il primo ministro Lionel Jospin e il ministro dell’occupazione e della solidarietà sociale Martine Aubry sono da qualche settimana sottoposti al fuoco incrociato di deputati e militanti della “sinistra plurale”, femministe e ginecologi progressisti dei centri per l’interruzione della gravidanza, in quanto accusati di tergiversare a proposito dell’introduzione di due provvedimenti considerati il non plus ultra del progressismo e della laicità: l’estensione del termine entro cui può essere effettuato l’aborto legale da 10 a 12 settimane e la distribuzione della “pillola del giorno dopo” (microabortivo) all’interno degli istituti scolastici alle studentesse anche minorenni da parte di personale sanitario paramedico. I deputati socialisti volevano addirittura associare le due cose in unico progetto di legge, e c’è voluto Jospin in persona per fermarli e spiegare che c’era il pericolo di essere accusati di “politiche antifamiliari” dall’opposizione proprio alla vigilia delle elezioni.
Pestaggio mediatico per la Aubry che teme aborti eugenetici Ma il vero capro espiatorio della crisi è sicuramente la Aubry, la quale ha fatto l'”errore” di voler giustificare i suoi indugi in materia di interruzioni delle gravidanze col timore che l’estensione dei termini faciliti, stante lo sviluppo della diagnostica prenatale, la pratica dell’aborto eugenetico. Non l’avesse mai fatto. Secondo Geneviéve Fraisse, eurodeputata comunista, il ministro “non manifesta alcun interesse per ciò che riguarda i diritti delle donne”, ed è vittima “di una sorta di accecamento”. Secondo il deputato Jean-Pierre Michel, artefice della legge sull’unione civile delle coppie omosessuali, è “prigioniera di una parte infima dell’opinione pubblica, soprattutto di associazioni familiari più o meno integraliste”. “Si assiste a un ritorno alla grande della sinistra benpensante. Il voltafaccia di Martine Aubry ha tutto il sapore delle elezioni: più si avvicinano, meno si ha coraggio”, dichiara il deputato verde Noel Mamère, secondo il quale “questi indugi distruggono tutto il beneficio del voto sulla parità delle coppie (omosessuali ed eterosessuali – ndr)”. E Maya Surduts, presidente delle associazioni per il diritto all’aborto e alla contraccezione, chiosa: “Martine Aubry ha cambiato parere sotto la pressione di Israel Nisand (il ginecologo autore del rapporto che avrebbe convinto il ministro a prendere tempo – ndr) e dei mandarini”.
Abortivi in classe per studentesse minorenni?
C’est normal, c’est la France Ancora più sconcertante la vicenda della cosiddetta “pillola del giorno dopo”. La sua introduzione nella dotazione farmaceutica delle scuole era stata decisa a gennaio, ma il 30 giugno il Consiglio di Stato ha sconfessato la circolare del ministro Ségolène Royal che autorizzava la cosa per violazione della legge francese sui contraccettivi. La vicenda era cominciata nel novembre scorso con modi e tempi che ricordano certe vicende governative italiane piuttosto che francesi. A un convegno sulla salute nella scuola l’allora ministro della pubblica istruzione Ségolène Royal aveva preso la parola per dichiararsi favorevole all’introduzione della pillola abortiva nelle scuole e alla sua distribuzione a mo’ di aspirina alle ragazze che la richiedevano. Le associazioni familiari e i vescovi protestano. Invece il sindacato nazionale degli infermieri scolastici e due sindacati degli insegnanti superiori esultano. A gennaio l’autorizzazione alla distribuzione del NorLevo (prodotto abortivo) è iscritta nel protocollo nazionale sull’organizzazione delle cure e dei soccorsi di emergenza nelle scuole. A chi le fa notare che il provvedimento sembra contraddire la legge francese sui contraccettivi del 1967 la Royal risponde che bisogna “tirare le conseguenze” dell’autorizzazione alla libera vendita del NorLevo decisa nel giugno 1999. Ma intanto il ricorso delle associazioni delle famiglie viene preso in esame dal Consiglio di Stato, che il 30 giugno boccia l’operato del ministro (nel frattempo divenuto responsabile del dicastero della famiglia e dell’infanzia) con la seguente motivazione: “Ha disconosciuto la legge Neuwirth che stabilisce che i contraccettivi ormonali siano distribuiti in farmacia dietro presentazione di ricetta medica”.
Contro l’oscurantismo antiabortista le Brigate Ginecologiche Mentre il Consiglio di Stato si mette di traverso con una sentenza decisamente controrivoluzionaria, alcuni ginecologi decidono di scatenare sull’aborto la guerriglia, con toni e argomentazioni da anni Settanta. Nel loro “manifesto”, parzialmente riprodotto su Le Monde, essi si dichiarano “pronti a farsi carico della pratica di interruzioni volontarie della gravidanza al di là dei termini legali e dotati della tecnica per farlo. Siamo decisi a farci carico delle giovani minorenni prive di autorizzazione parentale e delle donne straniere prive di titoli di residenza”. Dichiarano pure di “sostenere tutti coloro che sin d’ora si collocano nell’illegalità rispondendo a queste richieste”. Alle perplessità del prof. Nisand che dice di temere un dilagare di aborti eugenetici rispondono: “Spetta alla donna sola, a qualunque punto sia la sua gravidanza, conoscere in coscienza ciò che l’autorizza a proseguirla o meno”. Le Monde non riporta alcun nome collettivo del gruppo che ha promosso il manifesto, ma ci permettiamo di suggerirne uno molto evocativo: Brigate Ginecologiche.
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