Dpo gli iraniani

Di Rodolfo Casadei
24 Giugno 2004
Dopo gli iraniani del “Comitato per la commemorazione dei martiri del movimento islamico mondiale” (cfr. Tempi n. 24

Dopo gli iraniani del “Comitato per la commemorazione dei martiri del movimento islamico mondiale” (cfr. Tempi n. 24), un’altra organizzazione non araba ha annunciato la costituzione di squadre di attentatori suicidi destinate all’Irak: si tratta di Lashker-e-Taiba, un gruppo terroristico islamico attivo nel Kashmir sotto la guida di Hafiz Mohammad Saeed. Secondo il quotidiano indiano The Hindu già duemila giovani fra i 18 e i 25 anni si sarebbero arruolati con Lashker-e-Taiba per andare a combattere in Irak contro le forze della coalizione. Molti di essi provengono dalle scuole coraniche pakistane di Muridke (Lahore) e Binori (Karachi), note per il loro orientamento estremista maturato sotto la guida del leader religioso filo-talebano Mufti Nizamuddin Shamzai, assassinato da sconosciuti il 30 maggio scorso.
In Arabia Saudita crescono le proteste di famiglie e giornalisti contro l’insegnamento della cosiddetta “cultura della morte” nelle scuole del regno. Attraverso mostre, filmati e prove pratiche su manichini, sin dalle scuole medie inferiori ragazzi e ragazze vengono familiarizzati con la vista di cadaveri e con la loro manipolazione. Le lezioni si soffermano su particolari raccapriccianti, mentre gli insegnanti costringono alla visione dei filmati gli studenti recalcitranti. Contro queste pratiche si è espresso sul quotidiano Al Watan Hamza Qablan Al-Mozainy, docente universitario: «Una possibile spiegazione per questo metodo di insegnamento è che si tratti dell’inizio di un percorso che conduce al reclutamento di militanti. L’assorbimento dell’idea della morte da parte di giovani fa sì che essi si astengano dalle cose del mondo e si dedichino di più alle attività religiose, che possono essere strumentalizzate da persone con secondi fini. Il passo è breve dall’astensione dai piaceri del mondo e dalla familiarità con la morte alla convinzione che la morte deve essere “nel nome di Allah”».

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