Ds a rischio d’estinzione. D’Alema e Cofferati specie protette?
Prevedere che cosa succederà dei Ds nei prossimi mesi è quasi impossibile. Chi poteva prevedere che Sergio Cofferati si sarebbe messo a coprire il massimalismo dei metalmeccanici della Cgil come ha fatto nelle scorse settimane? Qualche tempo fa un simile esito sarebbe parso impossibile: il leader della Cgil si sarebbe messo di mezzo, avrebbe impedito la rottura della trattativa, avrebbe aiutato a salvare l’unità tra le tre maggiori confederazioni. Così non era credibile che Massimo D’Alema acconsentisse a che il suo partito partecipasse a una manifestazione contro quel G8 che lui stesso aveva organizzato. Ancora pochi giorni fa un orientamento di questo tipo sarebbe parso incredibile. E invece, eccoci in una situazione in cui Cofferati fa il massimalista sindacale, D’Alema si allea alle tute bianche. E inoltre i dalemiani criticano le “lotte separate” della Fiom. Mentre la Cgil prende le distanze dalle manifestazioni anti-G8. Questi fatti mostrano come sia entrata in crisi nella vita dei Ds ogni normale logica politica. Le posizioni politiche dei vari Ds vengono assunte più per gli effetti che possono avere nel partito, che per una loro coerenza. C’è un sostanziale clima da guerra civile nel gruppo dirigente del partito della Quercia: la sconfitta dell’avversario interno appare più importante di quello esterno. Non è una novità questa per un paese come l’Italia con uno Stato troppo giovane e con un popolo troppo vecchio, in cui le dinamiche dei comuni medievali segnano per tanti versi ancora oggi la vita pubblica. Tanto più questo vale in un movimento come quello d’ispirazione socialista e di cromosomi comunisti, dove chi possiede “il partito” controlla non solo un pezzo di potere ma anche “la verità” in cui credono centinaia di migliaia di persone. Di fronte a questa realtà, quando i normali modi di funzionamento della politica sono sospesi, come si fa a fare delle previsioni? Possono scomparire i Ds? È scomparsa la Dc che organizzava tanta parte della vita del nostro Stato, perché non possono sparire i Ds? Certo, vi sono ancora migliaia di sindaci Ds che garantiscono spesso una discreta qualità amministrativa, vi sono ancora migliaia di cooperatori che organizzano imprese con una logica parzialmente diversa da quella puramente capitalistica, vi sono migliaia di sindacalisti di professione o in azienda, vi sono migliaia di “quadri” intellettuali disseminati dalla lunga stagione egemonica del Pci tra le professioni intellettuali. Questo tipo di “quadri” sono in parte diversi da quelli di altri partiti. Per loro la “politica” è elemento ordinatore della propria vita, e dunque ben più importante rispetto per esempio all’impegno che si poteva assumere un democristiano che si dedicava alla politica. Ugualmente quella che è in atto è una tendenza dissolutiva: che un pezzo di Ds si orienti improvvisamente verso Rifondazione, magari con la mediazione del gruppo del Manifesto, e un altro s’involi verso l’Ulivo, alla fine non è impossibile. D’Alema e Cofferati, gli unici due leader dotati di un qualche carisma nella base del partito, non impegnandosi in prima persona, impediscono una vera chiarificazione politica. E dunque le cose si possono ingarbugliare sempre più. Può darsi che alla fine il blocco centrale del partito (quello che Ilvo Diamanti chiama la “Lega del Centro Italia”) prenda in mano le cose, liquidi i settori di disturbo e consenta la costituzione di una leadership politica con un minimo di solidità. Questa soluzione sarà possibile soprattutto se Silvio Berlusconi riuscirà a far decollare la sua politica di riformismo liberale, lasciando/imponendo all’opposizione il tempo per riorganizzarsi in tempi medio-lunghi. Se invece il governo non riuscirà a imprimere un segno riformista alla sua politica, il suo blocco sociale (che sta in piedi solo con forti dosi di riformismo, nonostante venga considerato conservatore) tenderà a sfaldarsi, e quel pezzo di establishment che oggi è in luna di miele con il centrodestra riprenderà la sua iniziativa politica, che da sempre trova nel centrosinistra una sponda più comoda di quella del centrodestra. In quest’ultimo caso il più pronto a fare da interlocutore a chi vorrà organizzare nuovi equilibri politici, sarà Francesco Rutelli che proprio per essere un peso leggero sarà appetibile per chi già conta molto e vuole contare di più. In questo caso, sui tempi brevi, con i Ds a pezzi, i rutelliani avrebbero una carta significativa da giocare. E non mancano di qualche qualità per sfruttare l’occasione.
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