Duecento medici coi prematuri

Duecento neonatologi italiani hanno firmato una lettera aperta “a difesa della tutela della vita dei nati prematuri (prima della ventitreesima settimana)”. La vicenda che ha allertato i medici è nota ai lettori di Tempi: il 18 febbraio l’Ordine dei Medici della Toscana e altri enti hanno presentato alcune “Raccomandazioni per le cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse”. In tale documento, ricco di errori e dati fasulli, si fa intendere che la tutela di nati prematuri e a rischio di handicap sarebbe «nociva».
Grazie all’impegno dell’associazione professionale Medicina&Persona e del comitato Scienza&Vita della Toscana, più di duecento specialisti hanno invece deciso di firmare la lettera che ribadisce che «la cura del malato grave è un imperativo». In essa si legge: «La nostra professione di neonatologi ci porta spesso a rianimare alla nascita e anche nei giorni successivi dei bambini che hanno seri rischi di disabilità» e «qualunque paziente ha diritto ad essere rianimato e assistito nel migliore dei modi, indipendentemente dal livello di abilità o disabilità che egli abbia».
La conclusione, affermano i neonatologi, è che «crediamo che non esista una “vita non giusta”» e che «queste cure si debbano offrire a chiunque abbia serie possibilità di vita in seguito al nostro intervento» poiché, dice l’esperienza sul campo, «un neonato dalle 23 settimane di età gestazionale ha serie possibilità di sopravvivere» purché sia trattato «come qualunque altro paziente». «Affermiamo quindi, insieme alle famiglie dei nati estremamente prematuri, che la missione del medico è sempre quella di curare e che la rinuncia a salvare una vita umana in previsione di un ipotetico handicap è sempre una sconfitta».
Altre informazioni sul sito medicinaepersona.it.

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