DUECENTO MILIONI DI SCHIAVI INVISIBILI
Ogni giorno le immagini dei telegiornali ci mostrano gli orrori che accadono nel mondo, di come i più forti – e i senza cuore – sfruttino i più deboli. Il più delle volte, noi spettatori rimaniamo passivi, e nelle nostre orecchie pochi di quei fotogrammi riescono a provocarci dolore. Dopo aver finito la lettura di Schiavi invisibili, il lettore non potrà che fermarsi a riflettere, avendo impresse non negli occhi, ma nel cuore, le storie che il giornalista ha raccolto. Le testimonianze, le vive parole e la consapevolezza che «come tre secoli fa, la schiavitù è tornata a essere non solo un turpe commercio, ma il modo di annientare il nemico, di negarne l’umanità, l’essere persona dotata di diritti e dignità». Giojelli riunisce nel suo libro diverse storie, provenienti da tante parti del mondo, che spesso, tristemente, convergono in Italia. A Milano soprattutto. Come le donne e gli uomini che aspettano, davanti alla stazione, un lavoro in nero, e intanto sopravvivono. I nuovi schiavi non sono più esseri umani, ma merce, con valore e prezzo. Come le ragazze nigeriane incatenate da riti voodoo, incapaci di ribellarsi alle ‘Mama Loa’, ex prostitute diventate a loro volta sfruttatrici. Come i ragazzini rom sfruttati perché della misura ideale per infiltrarsi negli appartamenti. Come le bambine prostitute della lontana Asia, i bambini soldato dell’Uganda, gli uomini afghani che vendono i propri organi, e altri uomini piegati sotto il peso di infinite cassette di pomodori, per pochi centesimi.
Il reportage di questo libro è sconvolgente nella sua crudezza, ci lascia solo immaginare quale sia la realtà. Dopo un lungo viaggio tra gli orrori- a cui segue un interessante elenco di siti internet sull’argomento Giojelli si rivolge direttamente al suo destinatario, l’uomo occidentale, con la sua tranquilla passività. Bisogna fare in modo che «gli schiavi invisibili diventino visibili». Sì, è ovvio, non si può far sparire di colpo tutto quel turpe commercio, ma si può almeno provare «a salvare quell’uomo, quella donna, quel bambino, quella ragazza, quello schiavo».
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