E adesso ci metterete altri trent’anni a riconoscere che l’embrione è persona?
«Tendevamo a sorvolare sul fatto che le vittime erano due, la donna e anche il feto».
«Ci sono molte cose di cui allora si parlava poco o niente. Che il feto fosse materia vivente, non implicava considerarlo una vita. Tuttavia non abbiamo mai discusso sul passaggio dall’una all’altra condizione. Né nei nostri documenti c’è mai stata traccia della sofferenza del feto prodotta dall’interruzione di gravidanza. Gli farà male? E quando? Dopo la ventiquattresima settimana? C’è modo di porvi rimedio? Ecco, non eravamo sfiorate da timori o inquietudini. (…) Resta il fatto che la domanda non ce la siamo mai fatta».
«Non bastava dire, come in molte abbiamo fatto: quella cosa lì io non la faccio. Permettevamo che altri la facessero. Purtroppo non è opera nostra il più bel detournement che io ricordi, quando in calce alla scritta murale “Coi fascisti non si parla, si spara”, qualcuno ha aggiunto: “Firmato: Buffalo Bill”».
Intervista di Simonetta Fiori alla storica ed ex militante di Lotta Continua Anna Bravo, la Repubblica, mercoledì 2 febbraio 2005
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