E al bambina dichiarò: “Io non mangio brodo di fate”
È nei particolari che si rivela l’uomo e anche lo scolaro. Come il tema fatto da C. in quarta elementare. Doveva inventare un raccontino fantastico partendo da un oggetto di uso quotidiano e lei scrisse una storia su una pastina di stelline che era sul punto di mangiare. Quando si accorse che cinque di quelle stelline erano fatine trasformate lei le liberò in giardino, infine tornò in casa «e mangiammo il brodino con le stelline. Senza le cinque stelline però, trasformate ormai in fate». Dov’è il particolare che la rivela? Che rivela cosa deve aver provato quando, riletto il tema, inorridì schifata, lei così schizzinosa, lei che non beve nel bicchiere di un altro, quella scena di continuare a mangiare come se nessuna fata avesse mai nuotato nel suo brodo non poteva sopportarla, così per non cambiare il tema, «Sei matta mamma, dopo tutto quel lavoro?» mise tutta se stessa e la sua filosofia di vita nel particolare del titolo “Io non mangio brodo di fate”.
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