E al livido Lazzaro disse:’Tu, torna indietro’
è a Milano ancora per pochi giorni, a Palazzo Reale. è un Caravaggio da caderci in ginocchio davanti. “La Resurrezione di Lazzaro” è del 1609. Un anno prima che Caravaggio morisse. Quando ormai aveva conosciuto tutto: aveva ucciso, era stato condannato alla pena capitale, era andato in esilio, era stato rinchiuso nelle più miserabili prigioni. «Foetidus ac putridus», lo avevano definito, macchiatosi di chissà quale ignominia, nelle carceri dei Cavalieri di Malta. Fetido, come il corpo di Lazzaro in quel sepolcro, che Marta e Maria, piangenti, quasi non osavano lasciare avvicinare a Cristo? «Signore, è morto da quattro giorni, e già manda cattivo odore».
La cognizione del dolore colma di verità le membra illividite di Lazzaro, richiamato dai morti. Lo bacia, lo lava di lacrime la sorella, con infinita tenerezza. Ma un braccio del ragazzo si allunga verso la tomba, verso le ossa da cui è stato strappato, mentre l’altro si protende contro la luce del giorno, alza la mano come a difendersene. Quasi costasse, fosse doloroso quell’essere ricondotto indietro, unico fra gli uomini, dalla morte; quasi ormai Lazzaro volesse solo il buio.
Ma è quieto e imperioso il gesto di Cristo: tu, devi tornare. (Parallelo all’identico gesto nella “Vocazione di Matteo”: tu, alzati e seguimi). A un gesto di quell’uomo non era possibile non obbedire. E quanto attoniti gli sguardi, di chi stava a guardare. Si volta quello che ha sollevato la lastra di pietra – e quanto pesa quella pietra, lui lo sa, e noi ancora lo vediamo, nello sforzo duro della sua mano, quanto pesano le pietre dei sepolcri che dividono i morti dai vivi – si volta a guardare Cristo: chi è costui? Si volta un altro, accanto, e pare oscillare tra la meraviglia e lo scandalo: chi è costui, che richiama i morti? Un altro ancora ha la bocca spalancata, immobile, come se gli si fosse mozzato il respiro. Perché era morto Lazzaro, lo sapevano tutti a Betania, e dalla morte gli uomini non tornano. (E anche quell’uno, chiamato indietro dall’ordine di Cristo, viene quasi a fatica, cacciando via dagli occhi la luce con dolore). Un anno prima di morire, Caravaggio, l’assassino, il fuggiasco, il prigioniero aveva già descritto la sua morte. Esplode in quella tela un’ansia immane di resurrezione: di uno che – il dito proprio verso di te – ordini: tu, torna indietro.
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