E DEL CUOR FECE POMPEDDA
Intervistato da Sky (‘Alain Friedmann show’, 3 ottobre) il cardinale Mario Francesco Pompedda dice che se si presentasse da lui una coppia di sposati gay lui la accoglierebbe, cristianamente, «a braccia aperte». Non altrettanto farebbe con certi eterosessuali «disordinati e ipocriti» (berlusconiani?). Altrove (nell’intervista al Corriere della Sera, 6 ottobre), è sembrato correggere le dichiarazioni fatte al Sinodo da Joseph Losada, cardinale Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che ha deplorato e indicato ai cristiani come ‘peccato’ (anche nel senso etimologico di ‘offesa alla ragione’) il voto di un antiaborista a un candidato abortista. E invece no. Secondo Pompedda «chi vota un candidato abortista si assume una responsabilità (e certo il Cardinale ha ragione, dato che, in effetti qualunque cosa si faccia al mondo, anche guidare un Tir, comporta ‘una responsabilità’, ndr), ma non è detto che si tratti immediatamente di peccato» piuttosto che di un voto dato «come male minore». Dunque, conclude la replica casualistica a Levada, «sarei più cauto nell’uso del concetto di peccato che implica intenzionalità» (e certo il Cardinale non ha tutti i torti, dato che, in effetti, di mali minori e di mancata intenzionalità è piena la vita burrascosa di ogni essere umano, ndr).
Ora, i cardinali come Pompedda o i preti come don Gallo, che non nascondono le loro preferenze politiche (ma si dà il caso, come è giusto che sia, nessun politico rinfacci loro l”indebita ingerenza’), fanno bene a non nascondere le loro opinioni. Maritain diceva che essere di destra o di sinistra dipende dal cuore. Siamo d’accordo. Perciò, vadano pure dove li porta il cuore. Ma per favore, non ci vengano a fare la (superiore) morale, spacciandoci le inclinazioni del loro cuore per la quintessenza della dottrina divina. In questo, scusate, ma il clero che inclina a destra sembra superiore a quello che pende a sinistra.
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