E fate dire messa a Costanzo e Biagi
Volevano farci credere che il reality show fosse l’unica rappresentazione superstite della verità in Tv. Non ci hanno persuaso. Saranno famosi per chi vuole ballare, Survivor per chi vuole fare Mac Gyver, Il Grande Fratello per chi non vuole far niente – e chi più ne ha più ne metta – non ci hanno convinto del fatto che la realtà sia quella cosa lì. È meglio non fidarsi. Non perché appaia “innaturale”, come dice Ettore Bernabei, che dieci persone siano rinchiuse per tre mesi in una casa; nemmeno perché vi siano pericoli di manipolazioni autorali sulla spontaneità dei personaggi. Non ci fidiamo perché questi pionieri del reality show cercano il proprio essere nella popolarità e fomentano nella massa questa concezione dell’esistenza.
La Tv della realtà provoca uno svuotamento dell’essere, perché porta a considerare la notorietà come apice della verità. Ma la realtà, da quando esiste, ci dimostra che non è così. Se la signora Ciampi parlava di Tv deficiente, a rigor di logica si dovrebbe parlare di deficienti che guardano la Tv. Gli esiti sono i più disparati: c’è chi si rifà il naso per le selezioni delle veline, c’è chi, con grottesca irriverenza, chiede a mons. Tonini di pregare per la figlia candidata a miss cinema. Del resto la Tv assume una funzione liturgica. Costanzo dice che condurre un talk show è come dir Messa, il rito non cambia; Enzo Biagi paragona il Maurizio Costanzo Show alla preghiera della sera, considerandolo un modo di fare un bilancio personale su ciò che la vita ha in serbo per l’umanità. Il problema è che alcuni talk show rischiano di indirizzare l’umanità verso mete chimeriche: dettano leggi comportamentali, forniscono l’oggetto delle nostre conversazioni, suggeriscono il dipanarsi degli eventi. In ciò che profuma di nulla si può trovare una sorta di pace dei sensi; ma la logica della spettacolarizzazione dell’evento nel talk show finisce per assorbire questioni importanti, riducendone la complessità e lo spessore umano. Infatti, nel momento in cui a Dom&Nika In o nello studio di Porta a porta compare il “fidanzatino di Erika” invece di Alessia Merz, il telespettatore rabbrividisce. Ma come? Siamo tutti d’accordo quando in televisione ci vanno i professionisti; accettiamo il fatto che ci vadano degli sconosciuti che inseguono il successo; e quando ci va il ragazzo un po’ svampito la cosa ci pare strana? Ci raggeliamo di fronte alla rivelazione della gravidanza di Anna Maria Franzoni al teatro Parioli? Non dovremmo stupirci quando il gioco va secondo le regole. Tutti avevano trattato il caso Cogne, da Cucuzza a Vespa.
Costanzo l’ha solo fatto alla grande secondo le logiche televisive: l’ha fatto da innocentista, ha portato il personaggio chiave, e, non ultimo, ha ottenuto il 25% di share. La signora, dal canto suo, ha capito perfettamente che i giochi veri si fanno in Tv, e che se l’opinione pubblica decide che i transessuali devono manifestare dopo che l’ha detto Costanzo, per forza di cose, se lo dice Costanzo, l’opinione pubblica la dovrà ritenere innocente. Nel talk show il dibattito è oggetto di spettacolo e viceversa. Non se ne esce.
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