E Fidel divenne l’emblema della libertà di stampa (francese)
Domenica 17 febbraio, a Cuba, si è chiusa la undicesima Fiera Internazionale del libro che ha visto come ospite d’onore la Francia. Tra gli ospiti – creadores y artistas – lo scrittore Pierre Bergounioux che, in estasi alla vista di Fidel Castro, dichiara: «Avrei dato dieci anni della mia vita e un braccio per questo». Tra gli scrittori francesi presenti – la nuova vanguardia revolucionaria? – Jean-Michel Maulpoix, che ascoltando il discorso del Lider Maximo apprezza: «questo modo d’invocare la realtà perché si trasformi», e Bergounioux aggiunge: «Mi ricorda gli antichi maestri, con la loro autorità mistica. Il popolo è addormentato in uno stato infantile e bisogna risvegliarlo».
Un altro aspirante Comandante de la Revolución, Ignacio Ramonet (direttore di Le Monde Diplomatique e presidente onorario di Attac), dopo le fatiche di Porto Alegre ha pensato di fare un salto a Cuba dove ha presentato la sua ultima fatica, Propagandes silencieuses, una critica, scrive Libération, del divertimento come «incantesimo neoliberale». Quando Fidel viene a sapere che il luogo nel quale Ramonet presenterà il suo libro non può accogliere “che” 400 persone esclama: «È una vergogna! Ci vuole molto di più. Ci vuole il teatro Karl Marx» – 5.000 posti. A credere Libération, il teatro era pieno: studenti, professori, giornalisti, membri del partito… ed una copia del libro per ognuno dei partecipanti; Fidel avrebbe intenzione di far stampare 90.000 copie del libro di Ramonet che, si presume, ha apprezzato il gesto.
La cerimonia/conferenza di Ramonet, dal titolo “Un delizioso dispotismo” – che vede l’uno accanto all’altro il vecchio ed il nuovo leader – dura quattro ore; il delizioso dispotismo sarebbe – secondo Libération – «Quello della potenza americana che si è insinuato in ciascuno di noi grazie alla seduzione esercitata dalle serie televisive, dai films e dall’industria pubblicitaria», senza dimenticare le critiche alla stampa americana, inevitabilmente sottomessa. E a proposito di libertà e stampa sottomessa, i dissidenti cubani in esilio e l’associazione Reporters sans frontières hanno criticato la visita di numerosi scrittori in un paese dove l’editoria non è libera e dove molti autori sono ancora oggi vittima della repressione.
Il comunista Michel Duffour, segretario di Stato e presente a Cuba in rappresentanza del ministro della cultura francese Catherine Tasca, in risposta a chi gli faceva notare l’incongruenza del comportamento sua e del suo ministro – che ha dichiarato il suo desiderio di non incontrare Silvio Berlusconi al Salone del libro di Parigi – ha risposto: «Sarebbe un cattivo processo (…) perché non c’è nessuna ragione, a parte se ci si pone nel sistema di rancore che gli americani hanno nei confronti di Cuba, di mettere questo paese al bando in rapporto ad altre nazioni».
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