E’ finanza 2/Quella dell’Unione

Di Tempi
06 Aprile 2006
De benedetti e corsera al fianco di goldman sachs. SEMBRA IL '93

‘L’Europa è in vendita, Goldman sta acquistando’, aveva sintetizzato l’Interna-tional Herald Tribune pochi giorni fa nel dare conto del new deal della banca d’affari americana, passata dal ruolo di report e advisoring a quello di private equity e shopper internazionale di infrastrutture e immobili. E in effetti, dalle parole si è passati presto ai fatti. Dieci giorni fa la corazzata a stelle e strisce ha rilevato per 3,7 miliardi il 51 per cento delle proprietà immobiliari della catena tedesca Karstadt e in queste ore ha spostato le attenzioni sul maggiore operatore portuale britannico, la Associated British Ports (Abp), che la Goldman vorrebbe acquistare per circa 4 miliardi di dollari capitanando un consorzio misto. Direte voi: è il mercato, bellezza! Vero, anzi non troppo. Anche perché l’Italia ha già pagato un conto molto salato alla Goldman Sachs nel biennio 1992-93, quando la banca d’affari americana guidò l’alta finanza internazionale all’assalto del comparto agro-alimentare italiano. All’epoca, sullo yacht di Sua Maestà britannica a bordo del quale si concluse la grande svendita era presente Mario Draghi, attuale capo di Bankitalia dopo una fortunata carriera proprio all’interno di Goldman Sachs.
Corsi e ricorsi storici, signori. Il problema è che l’attivismo della merchant bank americana in Italia potrebbe vedere protagonista il fondo Management & Capitali di Carlo De Benedetti, ovvero il titolare della tessera numero uno del partito democratico. Già in passato Goldman aveva sfiorato il mercato italiano, prima con una partecipazione in Pirelli Cavi poi con due operazioni andate a picco: l’assalto alla Sea e quello a Wind. L’aria cambierà in caso di vittoria dell’Unione? A giudicare dall’articolo incensatorio pubblicato il 29 marzo scorso dal Corriere della Sera, house organ di Goldman Sachs in Italia, sembrerebbe proprio di sì.

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