E il piccolo scrivano belga votò centinaia di volte

Visti il perdurante silenzio dei grandi media ma anche l’attenzione della magistratura che ha avviato indagini, con questo numero inauguriamo una rubrica sui presunti brogli del voto italiano all’estero, che accompagnerà, incoraggiandola, l’inchiesta giudiziaria.
Sebastiano Scandereberg, l’uomo del video anonimo di “Striscia la notizia” che il 13 aprile scorso denunciava l’incetta di schede per il voto degli italiani in Belgio, vive nel paese che fu di re Baldovino da più di 50 anni. È stato testimone della strage di Marcinelle del 1956, allorché per due mesi partecipò al riconoscimento e al rimpatrio delle salme dei 136 minatori italiani che lì perirono. Anima, senza farsi pagare, il patronato Enas di Roselies (Charleroi) ed è un esponente di punta della Lista Tremaglia. Un mese dopo essersi autodenunciato a Tempi ed essere apparso sulla tivù belga, il settuagenario torna alla carica con un’antologia di accuse. Si rifiuta di fare il nome di chi lo avrebbe aiutato a videoriprendere le buste svuotate delle schede («è una persona che lavora per la sinistra, non posso fargli perdere il lavoro»), e si limita a precisare che «le buste che avete visto fanno parte di quelle raccolte dai patronati della sinistra, dopo l’apparizione del video hanno provveduto a farle sparire bruciandole».
Mette però altra carne al fuoco: «Io calcolo che nella sola zona di Charleroi 8-9 mila schede elettorali siano passate di mano: in parte sono state acquistate a 10 euro l’una, in parte raccolte dai patronati passando per le case degli italiani o in particolari appuntamenti. Poco prima delle elezioni è stata organizzata una grande cena sponsorizzata dal partito socialista belga, e tutti gli italiani che partecipavano dovevano depositare all’ingresso le loro buste elettorali e tutte quelle che erano riusciti a raccogliere. Il sindacato della sinistra, l’Fgtb, ha mobilitato i suoi militanti per raccogliere le buste: italiani e belgi insieme sono passati casa per casa». Scandereberg accusa per nome Elio Di Rupo, il leader socialista italo-belga che nel 1994 rifiutò di stringere la mano del ministro italiano Tatarella perché “fascista” e organizzò le contestazioni contro il ministro Tremaglia in occasione di un anniversario della strage di Marcinelle.
Scandereberg ha assistito allo spoglio del voto italiano all’estero a Roma, e anche su quello ha molto da ridire: «C’erano buste chiuse con lo scotch che sono state aperte e scrutinate come valide. Come si fa a non immaginare che qualcuno abbia sostituito le schede dentro? C’erano centinaia di preferenze tutte con la stessa calligrafia. Se la magistratura ordinasse un riesame delle schede votate, si scoprirebbe facilmente che centinaia di schede sono state votate con preferenza espressa chiaramente dalla stessa mano. È così che è stato eletto un candidato dell’Unione che vive a Liegi, ma non vi dirò il suo nome». Troppo facile identificare il personaggio: si tratta evidentemente di Franco Narducci, eletto alla Camera con 28.838 preferenze.

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