E io che volevo fare il veterinario

Di Manes Enzo
15 Febbraio 2007
Pirovano racconta come il macellaio è diventato un imprenditore che non ha paura di competere con i colossi della grande distribuzione

Oggiono, Brianza, Italia. Interno di un supermercato di circa 2 mila metri quadrati. Una signora è concentrata nell’acquisto di frutta e verdura. A un tratto gira la testa e fa: «Buongiorno signor Nino, non l’avevo vista. Come sta?». Altro reparto, stessa scena. Un signore è in attesa del suo turno al banco dei salumi. Vede il signor Nino e gli dice: «Sono arrivato presto stamattina ma anche lei vedo che è già in giro». La cassiera, nel mentre che il Nino è preso da un’altra piacevole conversazione, ci informa che «tutti i giorni è così, è che lo conoscono tutti e che tutti i clienti gli vogliono bene».
Vogliono bene a una persona che di professione fa l’imprenditore della grande distribuzione alimentare. Si chiama Giovanni Pirovano, ha 72 anni e da quando usciva con i calzoni corti tutti a chiamarlo Nino. Più familiare, più nello spirito della comunità del suo paese. Questo signore dai modi assai semplici è un imprenditore di vaglia. Con i colossi della grande distribuzione che viaggiano velocissimi lui è riuscito a costruire sul territorio una catena di supermercati che invece di parare i colpi, anno dopo anno, è cresciuta. Si tratta dell’insegna Supermercati Rex. «Abbiamo scelto un nome in latino, re dei supermercati. Immediato. Ambizioso? Beh, le aziende le fai perché vadano bene altrimenti prendi in giro te stesso, la famiglia che ti ha sostenuto, la clientela che tutti i giorni ti dà concretamente fiducia». Il ragionamento del signor Nino fila che è un piacere.
Infatti la Rex supermercati spa, di cui è il presidente, fattura 50 milioni di euro e dimostra un incremento sull’anno precedente del 6 per cento. «Non si può dormire sugli allori quando a fine mese bisogna preparare 165 buste paga. Ed entro il 2008 arriveremo a 220». Questo perché l’azienda ha già predisposto nuove aperture, sempre in Brianza, territorio che il signor Nino ha nel sangue. «Amo questa terra e la sua gente. Pensi che ho clienti che mi seguono da cinquant’anni. Secondo lei significa qualcosa?». Su questa domanda che è già una risposta lasciamo l’area di vendita e saliamo nel suo ufficio.

L’apprendistato in famiglia
Dove raccogliamo la confidenza che da grande mica voleva fare l’alimentarista. Sognava la professione di veterinario. E invece «durante le vacanze dopo la terza commerciale mi è scattata la molla del commerciale. Così ho iniziato a dare una mano seriamente alla bottega di papà, un panificio con accanto un negozio di generi alimentari». Siamo nel 1950. Quattro anni dopo eccolo lavorare in una rinomata macelleria della zona come macellaio. Il ragazzo ha stoffa e voglia di apprendere in fretta. Si specializza e così può riprendere a dare una mano nell’azienda di famiglia. Nel 1957 si sposa. «Già con la Stucchi Giuseppina, figlia di commercianti di bestiame, insieme mettiamo su un negozio di alimentari con macelleria in Oggiono, località Miravalle».
La piccola impresa manifesta vitalità tanto che si rende necessaria l’assunzione di due dipendenti. Non ci vuole molto ad arrivare agli anni Settanta. Il negozio si fa stretto. Si trova una superficie di 200 metri quadrati per proseguire l’avventura. Intanto la famiglia aumenta. Arrivano tre figli: «L’Angelo, l’Alberto e la Piera che adesso lavorano tutti e tre in azienda. Sono bravi. Angelo si occupa di comperare per il reparto della frutta e della verdura; Alberto segue la zona dei freschi e Piera sta in amministrazione, lei che è così precisa». Gli anni Ottanta sono decisivi.
A marzo del 1986 viene acquisita un’area commerciale di 7 mila metri quadrati nel comune di Monticello Brianza dove sorgerà un supermercato di 800 metri quadrati. E nell’89 a Oggiono ecco un supermercato di 2 mila metri quadrati con, all’interno della struttura, un bar. «Da noi si respira una cultura tradizionale tipica del negozio in una superficie di vendita molto ampia. Questa formula è decisiva per i Supermercati Rex. Non abbiamo altra strada che quella della qualità, del prezzo giusto e del servizio adeguato per reggere la competizione che avanza. Pensi ad esempio al banco delle carni. Noi proponiamo ancora il cosiddetto taglio tradizionale che viene molto apprezzato. Non è vero che tutti si accontentano del take away. Se c’è chi offre alla clientela il taglio che avviene nella macelleria classica ci sono ottime possibilità che il cliente non ti abbandoni più».

Chi entra qui non vuol più andare via
Certo che però ci vuole personale di assoluta professionalità per garantire l’eccellenza del servizio. Il signor Nino lo cerca nella macellerie tradizionali, perché chi opera lì conosce bene come si tratta il cliente e come si taglia la carne. «Chi inizia a lavorare nella nostra catena di supermercati è molto difficile che se ne vada via. Il compito di un imprenditore è anche quello di valorizzare le maestranze, farle sentire importanti, dar loro un sufficiente grado di autonomia. I nostri supermercati non possono permettersi di cadere sul rapporto con la clientela. Non vorrei mai sentirmi dire: “Va bene signor Nino, ora però ti salutiamo, andiamo da un’altra parte per i nostri acquisti”. Invece che soddisfazione quando puoi vedere con i tuoi occhi che il cliente esce dal supermercato contento. Sapesse quante famiglie scelgono i nostri supermercati».
Il signor Nino è consapevole di aver fatto qualcosa di buono, di procedere spedito nella propria impresa senza tagliare i ponti con il passato. Infatti ci fa vedere alcune foto che rimandano a tappe fondamentali del cammino. A molte inaugurazioni sempre con il parroco sul posto per benedire qualcosa di importante, che vale e rimane nel tempo. Quindi ci mostra anche immagini della sua famiglia. La moglie Giuseppina e i tre figli. «Credo che pure i miei nove nipoti verranno a lavorare in azienda. Poi, per carità, se qualcuno vorrà fare altro ben venga. Tanto sono convinto che rimarrà sempre attaccato a loro l’impegno e la dedizione che la famiglia ci ha messo per tirare in piedi questa realtà. E che pure io ho imparato dai miei genitori che per fare il pane si alzavano quando tutti dormivano. Il sottoscritto certo non si alza la notte, però quando arrivo nel mio ufficio di prima mattina ho tanta di quella voglia di fare che…». L’incontro si conclude al bar del supermercato. Anche lì è un saluto continuo. Risponde a tutti lui. E si capisce che è felice. Ha gli occhi che parlano.

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