E lasciateci divertire
Romano Prodi promette mari e monti. Dall’abolizione dell’Irap alle privatizzazioni, dal taglio della burocrazia alla riforma dell’amministrazione pubblica, da nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato all’incremento della ricerca e degli investimenti in campo energetico. Sembra Silvio Berlusconi.
Con parecchie non lievi differenze rispetto al folle Cavaliere che è riuscito a dilapidare un patrimonio di fiducia senza precedenti nell’Italia postdegasperiana. Berlusconi è un uomo talmente ricco e padrone delle sue truppe, che avrebbe potuto coronare sul serio il sogno napoleonico di lasciare memoria indelebile di una rivoluzione liberale per l’Italia. Prodi è un sopravvissuto dello statalismo di prima repubblica e il suo milieu rimane quello del vecchio partito della rendita, le sue truppe quelle di un sindacato fondato sui pensionati e sulla forze “propulsive” del pubblico impiego.
Berlusconi si era inventato l’armata Brancaleone di Forza Italia e ha avuto dalla sua parte il leghismo grezzo ma laborioso del Nord, i liberi movimenti cattolico-popolari, lo spirito disordinato ma creativo dei ceti delle partite Iva. Prodi deve tenere insieme tutto e il suo contrario. La vernice rossa di Bertinotti e i voti di scambio di Mastella. L’asineria politica di Pecoraro Scanio e il partito democratico di Michele Salvati. Soprattutto, naturalmente, Prodi rappresenta il solito, vecchio, avvizzito salotto buono che va da Via Solferino alla Fiat, dall’Ingegner De Benedetti allo Scarparo. Dietro di lui le banche, sotto di lui il popolo dei festival dell’Unità e il “grande modello” di amministrazione delle regioni Emilia-Romagna, Umbria e Toscana, con risorse che pescano direttamente nelle casse dello Stato e posti di lavoro a pieno regime clientelare. Dovesse vincere Prodi, se va bene l’Italia sarà la versione di sinistra e politicamente contenuta dalla camicia di forza europea della Grecia dei colonnelli. Se va male, l’Italia sarà la penisola Marocchina dell’Europa.
Perciò, dovremmo aspettarci qualche segno di riscossa da parte di un centro-destra che, come nota giustamente Ilvio Diamanti, sembra già rassegnato alla sconfitta? è normale la resa al mesto rompete le righe, con l’Udc che corre da sola (e si capisce la sua richiesta di una legge elettorale più proporzionalista) e il “Cavaliere 10 e lode” che si accontenterebbe di piazzare i suoi cento, o giù di lì, impiegati parlamentari a cura del proprio orticello industriale (così che, dopo la sconfitta, l’affare con De Benedetti si potrà concludere senza conati d’indignazione dei vecchi catoni)? Non è normale.
L’Italia non si merita il ritorno delle anime morte. Fatevi venire qualche idea o per lo meno fate eleggere uno Zapatero. Che così almeno ci divertiamo.
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