E L’ELEFANTE PRESE SOTTO PAOLO ROMANI

Di Tempi
01 Luglio 2004
Puntellare Berlusconi non è leale, non serve, non è intelligente, sicofanti e ruffiani inoltre abbondano.

Puntellare Berlusconi non è leale, non serve, non è intelligente, sicofanti e ruffiani inoltre abbondano. Picconarlo è stolto, non ci sono alternative serie. L’opposizione va rispettata, ma la sua inclinazione alla demagogia bisogna trattarla come merita. Poi il Cav. è simpatico, folle, stralunato, addirittura sconcertante, inaudito nel suo cocciuto infantilismo, mentre quelli sono cuori in grisaglia, gente perbenino che può far sognare il ceto medio riflessivo, non certo animali da strada come noi. Brutta botta, quella di Milano, e brutta situazione. Perché prevedibile e prevista, perché la reazione alle sconfitte è da perfetti sore losers, cattivi perdenti. I brogli. Il difetto di comunicazione, che fa ridere. La scusa della fragilità nel “territorio”. Il riequilibrio dei posti di potere assistenziale senza lo scambio con una nuova politica che mostri almeno un traguardo. Due anni a venire di ulteriore tediosa verifica con le insofferenze, gli aventinismi, gli sgambetti, le solite veline ai giornali, l’assenza di una discussione seria.
Fossimo un partito, sarebbe il momento di battersi per una svolta, di insidiare e minacciare il torpido potere dei burocrati del berlusconismo, come quel Paolo Romani che spiega la sconfitta con l’apparizione di due spilloni di Filippo Penati ai seggi: che un pezzo del potere televisivo e politico del berlusconismo milanese sia affidato a un simile esempio di vanità e balordaggine, fa specie, e qualcuno che lo dica ci vorrà pure…

Giuliano Ferrara
dall’editoriale de Il Foglio, 29 giugno 2004

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